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domenica 4 maggio 2014

Jack Rooster's tomatoes.

4 Maggio 2516
Whitmon
(in luna di miele)

Si rigira un barattolo di pomodori sotto vuoto fra le mani, soppesandone il vetro spesso ed osservando le bucce rosso scuro premute le une contro le altre.
Il barattolo viene da Shadetrack ed è il regalo di Jack per il suo matrimonio: sono i primi pomodori che la terra è stata in grado di generare dai bombardamenti del 2511. Sono passati cinque anni.
Negli ultimi cinque anni Eivor ha perso due guerre di fila; è stata terrorista, pirata, soldato.
Adesso è seduta sulla veranda del piccolo appartamento che hanno affittato su Whitmon, lei ed Huck; sono registrati nel grande resort come il signore e la signora Haggerty. Tutto è sabbia bianca ed acque cristalline.
Huck è poco lontano, seduto sullo sgabello di un chiosco sulla spiaggia, e beve una bibita fresca mentre gioca a dadi col barista. Lei continua a pensare alla foto di Aguilar e Peers che ha intravisto nella bacheca della reception, sorridenti e cotti dal sole, con un cocktail colorato in mano. Ancora non ci crede. 
Ma una cosa in cui crede sono i pomodori di Jack Rooster.
Crede che qualcosa possa crescere anche dalla terra annichilita, perché la terra annichilita non lo è mai.
Ma i pomodori di Jack non sono né un simbolo né un manifesto. Sono pomodori. 
Nessun pomodoro è mai nato senza il sudore della fronte di un uomo. O di una donna. 
Questi pomodori le sono costati il fucile, l'equipaggio, la nave, e tutto quello che aveva messo da parte.
I pomodori di Rooster non sono un simbolo, ma hanno un significato. E nel pomeriggio di una tiepida domenica di Maggio, Eivor lo capisce. 
Si alza.
Pensa di rimetterli a posto e custodirli come ricordo, ma poi li guarda, e pensa anche che non ha senso far crescere dei pomodori se poi nessuna delle persone che ami può mangiarli.
Sorride e va fa a farsi una bruschetta.

sabato 1 febbraio 2014

1 Febbraio 2516
Spazio
Almost Home


Sono seduta sul cesso della cabina 9d e mi sto praticamente pisciando su una mano.
Tecnicamente dovrei pisciare sopra quest'affarino in modo da sapere se sono incinta oppure no.
Non sono incinta, ovviamente. Non mi vedo più grassa, continua a mancarmi l'appetito e continuo a sanguinare come un vitello sgozzato una volta al mese. Ma mi è venuto lo scrupolo uguale, a sentir parlare così tanto di figli. Metti che Dio intenda giocarmi anche questo, di tiro mancino. Mi ci manca.
Forse ho deciso di fare questo controllo perché Moloko mi parla di Hope, e Jack mi parla di Pete, ed Eir mi parla di Polly e di Zachary e di 'cilia, e forse perché penso al figlio di Wright che sta crescendo senza un padre, o forse ho deciso di controllare che non ci sia nessuna creatura a crescermi a tradimento nella pancia perché non riesco a levarmi dalla testa le parole di Lucifero.

Spero che ciascuno dei figli che cercherai di averci insieme ti crepi in grembo.

Guardo le mutande culo-di-cuori attorcigliate attorno alle caviglie e spero con tutta me stessa che non ci siano sorprese ad aspettarmi, perché questa non potrei davvero gestirla; non saprei proprio da che parte cominciare, mi dico, e comunque mia madre morirebbe di crepacuore a sapermi gravida come una vacca prima del matrimonio, e chissà se Huck glielo ha già chiesto, a mio padre, il permesso di sposarmi. Ma comunque credo di no, perché altrimenti mia madre mi avrebbe mandato una lettera lunga così per spiegarmi per filo e per segno come dovrò organizzare la cerimonia e tutto quanto, che poi stavo pensando, chissà se i miei se la prederanno quando sapranno che non mi sposo a New Dallas.
Ho finito di pisciare, ma non ho proprio il coraggio di guardare, e allora prego il Signore Iddio ed il bambino Gesù e la Madonna e tutti i Santi, e quando ho finito di pregare guardo, ed il test è negativo, non sono incinta, niente bambini nella pancia, e mentre fisso l'affarino che conferma scientificamente che non c'è nessuna traccia di vita dentro di me, all'improvviso scoppio a piangere.

sabato 4 gennaio 2014

a letter to Jack Rooster and Eir Sterling

4 Gennaio 2516
Greenfield


Cuor di Panna, Cap',  
mi sposo.
Con Haggerty. 
Non sappiamo ancora quando, né dove, ma sappiamo perché, e al momento tanto ci basta.
Spero che stiate bene, e che stiano bene i mocciosi.
Qui tutti tengono duro. Tenete duro anche voi.
Salutatemi Ritter. 
Con amore, 
Culo di Chiodi 
PS.
Sì, ho dovuto chiederglielo io per prima. Cose dell'altro mondo. 

sabato 30 novembre 2013

a farewell to arms

30 Novembre 2515
Bullfinch
Almost Home

Ho una scatola. La tengo sotto il letto. Dentro la scatola ci sono le cose. C'è un dado consumato. Un pacchetto di sigarette ed un accendino con una J incisa sopra. C'è una fotografia: due amici si abbracciano sotto un cartello stradale che indica Timisoara. Adesso c'è anche una lettera (*). Le piastrine, invece, quelle le ho sul cuore.

venerdì 29 novembre 2013

fix the sky a little, Jack.

28 Novembre 2515
Bullfinch
Almost Home





The fight is over, Jack.
How does it feel?



domenica 10 novembre 2013

lost a friend to oceans, lost a friend to hills, lost a friend to suicide, lost a friend to pills, lost a friend to monsters, lost a friend to shame, lost a friend to marriage, lost a friend to blame and then I lost myself

9 Novembre 2515
Greenfield
Black Oak Ranch


Quando i soldati della Confederazione di Polaris fanno irruzione dentro il Black Oak Ranch, c'è anche Eivor.
Il salone, la cucina, i corridoi: li guarda attraverso il vetro del mirino di precisione del suo fucile - tutto l'universo ridotto ad un tondino di vetro che rende le cose più chiare, più definite, in un certo senso più reali di quanto non siano ad occhio nudo.
Abbassa il fucile, e la profondità della sua visuale torna ad essere quella di sempre, ed anche il Black Oak torna ad essere quello di sempre, benché contaminato dai segni di una fuga improvvisa, ancora calda - come increspature lievi sulle acque altrimenti placide di un piccolo stagno.
Il Black Oak Ranch sarà per sempre Cole Scott arrampicato su una staccionata che le chiede se è interessata a lavorare per una compagnia di trasporto che bazzica dalle parti di Safeport.
Il Black Oak Ranch sarà sempre Buck Blackbourne ed i barattoli di marmellata, lo sguardo paterno e paternalistico.
Il Black Oak Ranch è il sorriso di Roona Wilson che le regala una mela quando ha fame. Il Black Oak Ranch è Eir, Eleazar, Quinn. Il Black Oak Ranch è Jack e tutto il tempo passato al suo fianco.
Il Black Oak Ranch è come un cimitero: ogni angolo è una lapide a cose e persone che non sono più.
Si accende una sigaretta e in silenzio prega Dio per le anime delle persone perdute, e anche per l'anima sua.

mercoledì 23 ottobre 2013

cose impossibili

23 Ottobre 2515
Bullfinch


Dorme sul sedile del passeggero di una jeep che la sta riportando al campo. Dorme nonostante gli scossoni della strada dissestata e nonostante il vocio dei commilitoni che parlottano a bassa voce.
È sporca di fango da capo a piedi ed ha ancora il casco in testa. Si è rifiutata di toglierselo. Nessuno stupore da parte dei soldati della pattuglia che l'ha recuperata: i sopravvissuti si comportano sempre in maniera strana. Non si meravigliano neanche delle due pillole viola che soppesa per qualche momento sul palmo di una mano, prima di ingoiarle entrambe con un sorso d'acqua lontano dallo sguardo troppo rigoroso di Moloko. Le offrono del cibo, ma lei scuote la testa e si appoggia contro il finestrino, scivolando in un dormiveglia confuso ed ovattato.
Spencer e Langdon, sui sedili anteriori, si scambiano commenti sull'operazione della notte prima: il ponte crollato, l'entusiasmo tiepido e quasi spaventato di qualcosa che, per una volta, va quasi bene. È solo adesso che scopre di André e Jack. Vorrebbe aprire gli occhi ma è troppo stanca, troppo intontita per farlo. Le informazioni le vengono vomitate addosso in maniera indiretta, e lei le assorbe passivamente, come si assorbe un cambiamento improvviso nel cielo prima limpido e poi livido: non c'è nulla che uno possa farci. Nulla che lei possa farci, ad ogni modo.
Le dita si arrampicano confusamente fino all'altezza della spalla sinistra, dove trova la sensazione umida e appiccicaticcia di una ferita non troppo profonda che sta cominciano a rimarginarsi da sola. Forse riuscirà a mettersi un punto o due, più tardi. La sensazione è quella di avere appena toccato la carne viva con un polpastrello gravido di sale. Il bruciore le ricorda piacevolmente di essere viva.
È bello, essere viva.
Nella meraviglia di quest'ultima scoperta, si addormenta sul serio.

fin qui tutto bene

22 Ottobre 2515
Bullfinch


La sentenza dei radar è chiara: lei e Jack sono spacciate. Non c'è alternativa che affrontare i mille metri di vuoto sotto di loro, precipitare verso il suolo e sperare di essere riuscite a saltare in tempo.
Mentre Jack si lascia scivolare giù, lei si butta. Si tuffa, sarebbe forse il caso di dire.
Un attimo dopo sta cadendo da un chilometro di quota verso la linea frastagliata della vegetazione, ad occhi chiusi. L'aria rarefatta le sferza la pelle e le impedisce quasi di respirare. I polmoni si dilatano ed è come se dovessero inghiottire ogni volta una manciata buona di frammenti di vetro.
Poi, l'esplosione. L'elicottero sopra di lei è stato raggiunto da uno, due, tre missili. La vampa di calore arriva a lambirle la stoffa dell'uniforme, e allora apre gli occhi, rotola, guarda in alto: un piccolo sole aggiuntivo nella notte scura e fumosa del pianeta sotto attacco.
Una scheggia di lamiera incandescente saetta precisa verso di lei, le raggiunge una spalla, lacera la tuta e la carne subito sotto. Il sangue e l'urlo di sorpresa si perdono nel viaggio verso il suolo.
Spalanca le gambe e le braccia: still flying, motherfuckers!
Il tempo si dilata al di là dei suoi limiti naturali. Sente impazzare nel sangue l'irruenza familiare dell'adrenalina, il cuore palpitante, lo stomaco in subbuglio. Sopra di lei continuano a fischiare raffiche di missili. Il ronzio della contraerea diventa un tutt'uno con il suo cervello: in realtà ogni cosa sembra un tutt'uno con il suo cervello. In caduta libera, difficilmente potrebbe definire la linea di demarcazione fra sé ed il mondo esterno. Si sta tuffando in un vuoto scuro, che ricorda il mare.
Tira la cordicella del paracadute. Nell'infinitesimale frazione di secondo che passa fra lo strattone e l'apertura del paracadute, il suo cuore smette di battere.
Poi è la sua volta ad essere tirata: il telo friziona contro l'aria, la porta su, e poi lungo le spirali di vento.
Non le passerà mai per la testa l'idea di poter essere trasportata in campo nemico per un simpatico gioco della sorte.
Piuttosto, ripensa a quello che le ha detto Jack qualche sera prima: conosci qualcuno che si è paracadutato da un elicottero sotto attacco ed è sopravvissuto? Jesus fucking Christ, yes.
Non che a questo punto sia davvero sicura di averla fatta franca: continua a ripetersi

fin qui tutto bene
fin qui tutto bene
fin qui tutto bene

Il problema non è la caduta ma l'atterraggio.
Le fronde degli alberi sono più vicine. Adesso si trova abbastanza in basso da poter inalare la polvere da sparo, il fumo, il pulviscolo ed il metallo polverizzato che il crollo del ponte ha rilasciato in tutta la zona.
Non lo fa con cattiveria, ma il pensiero della sorte di André, Renee e Jack non le attraversa il cervello che per un secondo o due. È una brutale questione di priorità, e al momento la priorità imposta da ogni cellula del suo organismo è quella della sopravvivenza.
Il cielo sembra averla brutalmente svuotata di qualsiasi cosa. Tenta, in un certo momento, di pregare, ma non riesce a ricordare le parole.
In compenso, libera una risata isterica ed esilarata quando tutto d'un tratto si ricorda che ha promesso ad Huck di cercare di non farsi ammazzare: fin qui tutto bene, Haggerty.

*

Il paracadute si impiglia fra i rami di un albero e lei resta simpaticamente appesa a tre metri dal suolo. Si dondola un paio di volte, cercando di liberarsi dall'intreccio di corde che le si sono avvolte intorno al corpo, ma non c'è niente da fare.
Chiude gli occhi e si sente sul punto di addormentarsi, e allora li riapre. Flettendo le ginocchia recupera il coltello a serramanico che tiene nascosto in una scarpa e comincia pazientemente a segare le corde che la tengono appesa al paracadute. Sono corde spesse ed il lavoro è lungo e doloroso per via della spalla ferita.
Atterra, e per assurdo si fa più male cadendo da quei tre metri che da tutti gli altri novecentonovantasette.
Mette un piede in fallo, perde l'equilibrio, e si storce una caviglia.
Trascinatasi verso un albero, si accuccia e si addormenta di botto.
Una pattuglia amica la troverà un po' ammaccata, ma viva, poco dopo l'alba.

sabato 6 luglio 2013

the taste of happiness (bittersweet)

6 Luglio 2515
All Saints
Greenfield


L'erba fresca che mi solletica una guancia, il sole caldo sulla pelle che ne risveglia ogni centimetro come una benefica scossa elettrica ed il rumore fragoroso dell'acqua della cascata che si precipita ad unirsi ad altra acqua ed il cielo azzurro, struggente, indimenticabile di Riverside.
I capelli di Huck tra le dita.
Forse è questo quello che significa essere in pace: significa essere sdraiati su un prato senza fare niente, senza pensare niente, lasciando che il tuo respiro si sincronizzi con quello che della persona che hai di fianco, col respiro della terra stessa, dell'acqua, di tutto l'Universo.
Le dita di Huck sulla schiena.
Forse è questo quello che vive la gente normale, la gente che ha deciso di dimenticare, di vivere, di andare avanti. Sono il miglior pilota della galassia, e 'fanculo qualsiasi cosa dica Red Wright in proposito: ho ventitré anni, ho girato il 'Verse in lungo in largo e ne sono sempre uscita viva. Ho una mia nave ed ho dei lavori puliti ed onesti, dove non rischio di morire ammazzata ogni giorno, e di cui non devo vergognarmi di fronte a Dio e alla mia famiglia e a tutte le persone che incontro, perché occuparsi di trasporti per conto della Shouye è una cosa maledettamente rispettabile, talmente rispettabile che persino Mà e Pà potrebbero sorridere e dirmi che sono fieri di me, perché certo quelli della Shouye devono essere tanto diversi da noi e le loro donne ed i loro uomini fanno cose non propriamente ortodosse, ma in nome di Dio sono anche persone per bene e rispettabili, e sì, forse dovrei dirlo ai miei vecchi, che ho ventitré anni e cammino sulle mie gambe, senza bisogno di Jack o di Joe o di chiunque altro, perché finalmente sento di potermela cavare da sola.

Ma poi penso a Joe, e a Jack, e a come vorrei vedere Joe un'ultima volta, un'ultima volta guardarlo negli occhi e cercare di capire se c'è davvero qualcosa di buono o se l'ho solo immaginato.
E penso a Jack, e a quello sguardo così deluso che mi spezza il cuore in frantumi, e penso istintivamente al flacone di Zaleplom 4 che ho quasi finito e senza cui in questo momento mi sembra di non poter vivere.
Penso ad André e alla sua stupida cocciuta speranza senza senso, la speranza di un mondo migliore che nessuno di noi avrà mai il privilegio di vedere.

Penso che ho paura, una paura terribile che questo momento incantato in riva alle cascate finisca all'improvviso, che qualcosa me lo strappi via come mi è stato strappato via tutto.
Mi giro e guardo Huck ed ho la dolorosa, assoluta certezza che non rimarrà e per questo lo odio e disperatamente lo voglio.

Penso anche al povero diavolo di Hall Point, all'odore ferroso del sangue che gli sgorga da un foro la cui circolarità slabbrata mi affascina in una maniera morbosa, e penso a quello che ci ha detto, a me e a quell'altro povero diavolo di Lucifero (credo di avere un debole per i poveri diavoli, Dio mi perdoni), e so che non dormirò neanche questa notte, perché non riesco a levarmi di testa quello che ci ha detto, come se me lo avesse scolpito nel cuore o inciso nella carne.

Ci sono persone che non possono fare altro che male, nella vita,
ed un unico, definitivo gesto di bene.

(Le labbra di Huck. Un gesto di bene.) 

venerdì 21 giugno 2013

betraying the revolution

21 Giugno 2515
Bullfinch
New Hope Ranch


Casa. Sento mia madre canticchiare da basso ed il profumo di una torta che cuoce nel forno.
Mio padre sta inchiodando una trave sul tetto. Si rifiuta di farsi aiutare.
Deve ancora venire il giorno in cui Joseph Edwards non possa più prendersi cura del tetto di casa sua.
Io sono in camera mia, a casa. Casa. Casa. Casa. Mi rigiro la parola tra i denti finché non si svuota del suo significato. È solo un grumo di lettere senza senso. Tutto è un grumo di lettere senza senso.
Jack, Red.
So close and yet so far.
Chiudo gli occhi, stringo i pugni. L'unica cosa che ho voglia di fare è spaccare la faccia di entrambi.
Prenderli a pugni fino a vedere la carne maciullarsi e confondersi con le ossa bianche e fratturate.
Per un momento, un brevissimo momento di cui mi vergogno, li voglio morti entrambi.
Sarebbe semplice. Fin troppo semplice.
Così semplice che sento un vago formicolio allo stomaco.
Sono sdraiata sul letto, le dita intrecciate dietro la nuca. Seguo il ticchettare del martello di Pà sui chiodi.
Un giorno avrò abbastanza denaro da comperargli un tetto nuovo.
Dragan.
L'ho baciato sulla fronte. Gli ho detto che mi aveva salvato la vita e che non l'avrei dimenticato.
Una sorella, come Katerina.
Odio Jack così profondamente, così visceralmente che non riesco a respirare.
All'improvviso, mi sembra che tutta la stanza, tutto il pianeta, tutto l'universo non sia che pieno di un odio palpitante, che mi pulsa fra le tempie e grida per riversarsi all'esterno.
Devo stare calma.
Non riesco più neanche a ricordare il motivo per il quale mi sento così stupidamente fedele ai Dust Devils.
Ammettiamolo: sono dei terroristi ammazzabambini così come i Bounders sono dei pirati ammazzabambini.
Entrambi mi hanno dato una casa. Entrambi accolgono reietti, disperati, feccia.
Ma c'è qualcosa di paterno, e patetico, nello sguardo senz'amore di Jack Rooster.
Qualcosa che mi spingerebbe, ancora, ancora e ancora a prendermi una pallottola al posto suo.
Forse persino al posto di Red.
La guerra non c'entra niente. Non c'entrano niente i miei fratelli, né tutti i fratelli morti del mondo.
A volte vorrei soltanto essere abbastanza.

domenica 16 giugno 2013

never belong

18 Giugno 2515
All Saints
Safeport



Solo perché non portavi addosso il browncoat quando è accaduto,
non vuol dire che tu non sia colpevole tanto quanto noi.

Perduta, sradicata, smarrita.
Non appartengo a niente e a nessuno; non so cosa fare di me stessa e la voce di Dio non mi è mai sembrata più silenziosa di così.
Sterling e Ritter sono andati; che Dio li aiuti ad essere felici.
Mi aggiro per i corridoi vuoti della All Saints, cercando di sedare il rimpianto per aver lasciato la ciurma di Black. So di aver fatto la cosa giusta: non avrei mai più potuto guardarlo negli occhi dopo quello che ha fatto ad André e a Red. Probabilmente avrei cercato di ucciderlo e sarei morta nel tentativo.
Non vedo Jack da anni. So di non avere nessun obbligo nei suoi confronti, eppure.
Wright dice di ricordarsi di quanto fossi entusiasta del piano di Horyzon.
Lo ero davvero.
Mi sembra un milione di anni fa.
Mi chiedo cosa ne penserebbe Huck, se sapesse che anche io ho due bambini morti ammazzati sulla coscienza.
Siamo pari, good man.
Myar, la Shouye, il Ranch. Memorie di altri tempi. Chissà che fine ha fatto Roona Wilson. Non ne ho mai più saputo niente. Forse non avrei dovuto accettare l'incarico della Casa. Lucifero allungato sul divano, molesto come un bambino a cui vorrei spaccare la faccia.
Non bisognerebbe mai fare del male ai bambini.

Chi nuoce ad uno di questi piccoli, è meglio per lui che si metta una pietra al collo e venga gettato nel mare.

Amen.

(E se un Soldato è addestrato anche a morire, gli altri non lo sono. 
Non lo erano neanche i nostri.)

martedì 21 maggio 2013

fede, speranza, amore

22 Maggio 2515
Madison Ranch
Tauron

Tutti vivi.

Sono tutti vivi quando Sterling e Ritter si guardano negli occhi come se fossero i primi e gli ultimi innamorati di tutta la storia di questa miserabile razza umana.
Sono tutti vivi quando Jack permette a Cuor di Panna di baciare la Puttana di Corona e sono tutti vivi quando 'cilia sgambetta fra gli ospiti come se la festa fosse tutta per lei - ed in fondo, lo è.
Sono tutti vivi quando guardo verso Wright e sua moglie e sono tutti vivi quando mi chiedo se Polly abbia quella brutta cera per colpa mia o se si sia imbattuto in qualche altro guaio.
Sono tutti vivi quando i miei piedi si staccano da terra ed Andre mi porta in giro come una bambina e sono ancora tutti vivi quando suona il pianoforte e si aprono  i regali e si ride e per un momento ci si dimentica di ieri e di domani.
Sono tutti vivi mentre i Bounders fanno i pagliacci anche quando non dovrebbero ed è bello, per un momento, guardare Joe Black e vederci solo un ragazzone troppo cresciuto che si prende cura della quattrenne più coraggiosa del 'Verse.
Sono tutti vivi mentre Huck ondeggia brillo sull'erba al fianco di Aileen, Aileen la bella, Aileen la fortunata.

Oggi sono tutti vivi ed oggi vivere non sembra così doloroso, ma oggi è già l'alba e mentre metto via questo vestito color lavanda e cerco la mia pistola, oggi mi ricordo che siamo tutti vivi, ma un domani saremo tutti morti e questa allegria spensierata e piena di pace per la quale vale la pena di vivere, domani sarà già andata via.

giovedì 16 maggio 2013

would you betray the revolution?

13 Maggio 2514
All Saints
Spazio

Scivola via dalla plancia di pilotaggio, con lo stomaco in subbuglio e negli occhi ancora il riflesso del blu elettrico delle batterie laser che fendono la notte senza fine dello spazio.
Le gambe sono di gelatina e le caviglie sembrano improvvisamente troppo sottili per sostenerla in piedi.

-

Capitano Edwards,

il vascello pirata è stato distrutto.

Wolfe

-

Raggiunge la cabina e si assicura che la porta dietro di sé sia chiusa. Poi si precipita verso il cesso a vomitare succhi gastrici - non che abbia mangiato granché nelle ultime ventiquattro ore. 
Non riesce a respirare. La frustrazione le sta stringendo i polmoni dentro una morsa, consentendole di espanderli solo per metà. Si sente soffocare, iperventila. 
Si tira in piedi tenendosi aggrappata al lavandino. Nello specchio la colpisce il riflesso del crocifisso che ha comperato nuovo su Greenfield. Quell'altro, quell'altro lo ha regalato.
Se lo strappa di dosso e lo lascia cadere nel cesso. Scarica e se ne libera, lasciandolo a fluttuare nello spazio senza luce. Una manciata di granelli di legno sono caduti sul pavimento, come biglie abbandonate da bambini stufi del vecchio gioco.
Non riesce a respirare. Si sposta verso il letto ed affonda la testa nel cuscino. Non riesce a pensare.
Il vascello è stato distrutto. Wolfe non sarebbe mai tornato a fare da scorta alla All Saints se ci fossero stati dei sopravvissuti da catturare. Sono morti tutti. Chi c'era a bordo? Rooster e Wright senza dubbio.
Sterling, forse. Sterling che non vedrà più gli occhi della sua bambina.
Non riesce a respirare. È colpa sua. È tutta colpa sua. È maledetta da sempre e le persone che la amano vengono risucchiate in un gorgo di tragedie ed atrocità.
(la testa scoperchiata di Kirill, i suoi begli occhi celesti iniettati di sangue)
Perché, perché, perché in nome di Dio, perché io, perché loro, perché.
Che cosa ti ho fatto, cosa devo espiare, qual è la mia colpa.
Non riesce a respirare. I singhiozzi le mozzano il respiro. L'irregolare afflusso di ossigeno al cervello le fa vibrare in tutte le cellule del suo corpo una sensazione di allarme e pericolo imminente. 
Qual è il senso di tutta questa, di tutta questa sofferenza senza fine e senza redenzione.

mercoledì 5 settembre 2012

"oh, when the moon turns red in blood!"

5 Settembre 2514
Almost Home
Greenfield


Siamo seppelliti nel cuore della terra, perché quelli come noi appartengono ai luoghi senza luce.
All'improvviso ho in mano il coltello di John e la lama non mi riflette perché è sporca di sangue, lo stesso sangue che sta allagando la stanza, il mondo, l'universo, insieme all'odore dolciastro della carne bruciata.
(Perdonami Padre perché ho peccato)
L'orbita vuota, l'occhio divelto, le carni slabbrate delle ferite sono simboli blasfemi come una bestemmia.
Le nostre dita tremanti non sono sufficienti a redimerci. Siamo colpevoli, siamo delle bestie, dei mostri da sterminare per il bene dell'umanità.
Il soldato soffre ma non cede, come un martire d'altri tempi, e quello che leggo dentro gli occhi di Jack mi ripugna e mi nausea, e mi nausea e mi ripugna la cieca obbedienza mia e di John, pronti a seguirla laddove è proibito andare. Tenetelo fermo, dice, e noi lo teniamo immobile mentre la punta del coltello si insinua dentro di lui.
(Perdonami)
Il sangue ha un odore dolciastro, metallico.
Nessuna guerra può essere vinta in maniera pulita, ma se questo è il prezzo da pagare per la vendetta, per la giustizia, se questo è il prezzo da pagare per poter aggiustare il mondo, allora c'è qualcosa di sbagliato, di inumanamente sbagliato, di imperdonabilmente, imperdonabilmente
(Padre)
sbagliato.
Adam, Vickon, Preston, Jack, Clemence, Kirill.
Neanche un milione di nomi, di lapidi, di tombe potrebbe giustificare una violenza del genere.
Chiudo gli occhi e cerco di ricordare il sorriso di Preston, coi bei denti bianchi che spiccano contro la pelle scottata dal sole. Cerco di immaginarlo pochi mesi dopo, col corpo tagliato a pezzi dalle lamiere roventi e contorte dell'astronave sulla quale è precipitato; fugacemente, penso ad Abel e mi chiedo dove sia, e se in fondo non abbia fatto la scelta giusta, scegliendo di dimenticare, dimenticare tutto.
(perché ho peccato)
Sono stata la prima a dare l'inizio alle torture. Non c'era nessun bisogno di spegnergli una sigaretta sulla faccia. È stato un gesto vile, viscido, disonesto. Un uomo ammanettato, indifeso, in balia degli eventi.
Non provo pietà per la sua sorte, perché ogni soldato accetta il proprio destino quando decide di arruolarsi.
Ho pietà della mia anima e di quella di Jack, e di John, e di Eir e di Red e di tutti gli altri poveri pazzi che abbiamo incontrato sul nostro cammino.
(ho molto peccato Padre)
Ho voglia di vomitare e di dormire e di svegliarmi fra un milione di anni, a casa.
(Le mani di Jack.)

giovedì 5 luglio 2012

5 Luglio 2514
Lucky Nessie
Richleaf

Sono bloccata a Maracay, una città caotica che non conosco e che non mi piace, e che come dice Ilias assomiglia troppo ad una versione cheap e più sporca di Capital City.
John verrà operato domani e l'occhio sta cominciando a gonfiarsi.
Non riesco a smettere di chiedermi se non avessi potuto fare di meglio, se non avessi potuto aiutarlo come ho aiutato Roona, quella mattina nel capannone.
Avrei potuto ma non l'ho fatto, perché da quando quelli del Ranch hanno cominciato a darmi della strega e a guardarmi storto, non ho mai smesso di vergognarmi per quello che ho accettato di farmi fare.
Continuo a pensare che se lo sapessero i miei genitori, mi guarderebbero con quella loro aria piena di delusione che fa più male di qualsiasi pugno.
Io credo in Dio e rispetto l'umanità che ci ha donato; ma c'è una guerra da vincere, e se gli upgrade genetici possono aiutarmi ad andare fino in fondo, allora sono disposta a farmi sostituire tutta quanta, pezzo per pezzo.
In fondo ho sempre sospettato che mi aspettasse l'inferno, e allora tanto vale andarci con pezzi di cervello modificati in modo da ritardare il più possibile la mia discesa fra le sacre fiamme, e amen.
Vorrei essere al capezzale di Eir.
Conosco John appena, ma sono al suo fianco perché così mi ha detto Jack e perché così è giusto che sia; in fondo questo è il nocciolo di ogni guerra: essere in un posto contro la propria volontà, perché è giusto così.
Ilias mi ha detto che Cuor di Panna è stata colpita al rene; quando me l'ha detto mi sono sentita come se un ago arroventato mi trapassasse da parte a parte, come se il suo corpo fosse il mio e non ci sia neppure un velo a separarci l'una dall'altra.
Mi chiedo cosa stia facendo Jack sulla Almost Home, come abbia intenzione di riprendersi la sua nave (perché sa Iddio se non se la riprenderà).
Mi chiedo cosa stiano facendo tutti, e soprattutto mi chiedo cosa stia facendo io, imbarcata in una guerra senza speranza e senza vittorie, ma con un mucchio di morti seminati alle nostre spalle.

sabato 26 maggio 2012

26 Maggio 2514
Almost Home
Greenfield


Ho passato quasi due settimane a Capital City.
Mi sono sentita chiamare terrorista, scarafaggio, perdente.
Ci odiano senza nessun motivo.

(Preston diceva sempre che se qualcuno ti odia senza nessun motivo, allora devi dare al bastardo un buon motivo.)

Trovare un passaggio fino a Safeport non è stato facile, neanche avendo i soldi per pagare: non sono molte le compagnie commerciali disposte ad avventurarsi fino nell'Outer-Rim, ma alla fine sono riuscita a trovare qualcuno disposto ad avermi come passeggera.

Impazzirei, se dovessi vivere nella vita di plastica di Capital City per tutta la vita.
Dove tutto è artificiale: l'acqua, le piante, il cibo, la gente.
Soprattutto la gente, gente che non è mai andata più in là di Horyzon e che però odia in maniera indiscriminata e totale noi dell'Outer-Rim.
Perché ci odino, perché abbiano voluto farci del male.. per me resta un mistero.

Su Safeport ho incontrato Ritter.
Ho battezzato i wc dell'Hyperion vomitandoci dentro talmente tante volte da aver perso il conto.
Forse farsi impiantare quella cosa non è stata una buona idea.
Quando mi avevano detto che avrei subito una leggera e passeggera sensazione di malessere non credevo che intendessero questo.
È come se qualcuno mi avesse rimescolato il sangue e le viscere senza anestesia.
Adesso seo quali sono gli effetti di questo simpatico upgrade genetico: sento l'aria che si sposta attorno a me, quando mi concentro. Ma non ho mai provato a concentrarmi per più di una frazione di secondo: ho come l'impressione che mi debba esplodere il cervello.
Spero che Eleazar tenga la bocca chiusa. Non voglio che né Eir, né Jack lo sappiano.

..Ritter dovrà tenere la bocca chiusa su un sacco di cose, ora che ci penso.

Quando penso a lui ed Eir insieme, per sempre, sposati.. mi si chiude lo stomaco.
Chiudo gli occhi e non ho difficoltà ad immaginarli felici&contenti da qualche parte, forse su Greenfield.
Non ho difficoltà ad immaginare Cuor di Panna molto lontano da me e da Jack e da tutto questo sangue e questa morte e questi pericoli.
Non penso che Eir sia intenzionata a lasciarci, per il momento.
Ma cosa succederebbe, di me e di Jack e della Almost Home, se un giorno Eir realizzasse che Eleazar è molto più importante della nostra Causa, e che essere felici, anche solo per un secondo, è più importante di qualsiasi vittoria?
Questo è un mestiere per gente che non ha nulla, nulla da perdere, e al momento Sterling ha un mucchio di cose più dolci a cui pensare.
Nessuno penserebbe davvero a fare la guerra, se fosse felice.

Ho ripagato la mia promessa a Roona: quando ci incontrammo, molto tempo fa, non ero nient'altro che una stracciona malnutrita, senza un soldo in tasca per mangiare.
Mi regalò una mela e mi disse che avrei potuto ripagare il mio debito facendo qualcosa per qualcuno che ne aveva davvero bisogno.
Siamo pari, Wilson.

- La scrittura si interrompe e viene ripresa con una penna diversa. La calligrafia è tremula. -


Hanno sparato a Quinn. Devo trovare Eir ed assicurarmi che stia bene e che non fosse con lei, questa volta.

mercoledì 2 maggio 2012

3 Maggio 2514
Spazio profondo
Pod di salvataggio della Cecilia Carter


- Una seconda registrazione audiovisiva, ancora una volta non criptata.
Inquadrata la faccia di Eivor. Quasi priva di espressione. -



Sono passate ventinove ore dall’esplosione della Cecilia Carter.
Quindici dall’ultima registrazione.

Continuo a fluttuare nello spazio, immersa in uno strano connubio di luci al neon e buio illimitato.

Il segnale SOS del mio pod sembra funzionare alla perfezione.
Ma non vedo nessuna nave all’orizzonte.
Neppure quella dei Greyskins, se è per questo.

- Segue un minuto di silenzio. Eivor guarda lo schermo, assente. -

A volte ho l’impressione di fare fatica a respirare.
So che è soltanto autosuggestione: il pod è perfettamente in grado di mantenermi in vita per diversi giorni; ma l’aria è pesante e le pareti sempre più strette.

Cinque ore fa o giù di lì mi sono ricordata di avere ancora con me la mia pistola.
Quella che mi ha regalato Jack quando mi ha preso a bordo dell’Almost Home.
Il giorno in cui ho conosciuto James ed Eir.

Tanto tempo fa.

Soffocare è un brutto modo per morire.
Morire di fame sarebbe meno atroce: ma ho più cibo che ossigeno, senza ombra di dubbio.
La fame ti morde lo stomaco; le viscere ti si rivoltano contro, ma a lungo andare tendi a scivolare in uno stato di torpore e ti spegni lentamente, addormentandoti.

Soffocare è come annegare.
Veloce, ma non abbastanza.
Ti accorgi, sospiro dopo sospiro, di avvicinarti ad un punto in cui i tuoi polmoni cominceranno a dilatarsi invano, cercando di aggrapparsi disperatamente alle ultime molecole utili dentro questa gabbia di metallo destinata a perdersi nei recessi più profondi di..

- Singhiozza. Il monitor viene allontanato. Si inquadra un angolo del pod di salvataggio. La faccia di Eivor torna ad occupare lo schermo dopo qualche minuto. -

..questo non è neppure lo spazio.
È un liquido scuro e primigenio, da dove tutto ha origine e dove ogni cosa si nasconde.

Non vedo nessun Dio.


- Eivor si strappa dal collo un rosario. Lo lancia via. -

È buffo: ho irriso Evah Adams, pochi giorni fa (e sembrano millenni), per aver scelto di vivere in quell’assurda scatola di metallo che è Hall Point; in questo momento non posso immaginare nulla di più bello del Roadhouse, o di più buono degli spiedini di gomma che ho mangiato con Quinn, al chiosco fuori dallo spazioporto.

Sto razionando il cibo.
Non ha alcun senso, naturalmente.
Ma penso che sia lo spirito di sopravvivenza che è innato in ciascuno di noi: ed è quella parte di me che si rifiuta categoricamente di accettare l’idea di morire in questo modo idiota.

Ho sempre messo in conto di poter crepare giovane.
L’ho messo in conto durante la guerra e l’ho messo in conto di nuovo quando ho accettato di restare a bordo della Almost Home, anche dopo che Cole mi disse dei Dust Devils.

Ma mi immaginavo a crepare in maniera diversa.
Immaginavo che la mia morte avrebbe avuto un senso maggiore.
Invece forse nessuna morte ha davvero senso.

Continuo a chiedermi se un pilota migliore avrebbe potuto fare di meglio.
So che la risposta è sì.
Se solo quel laser non avesse stroncato i sistemi di sostentamento..

Mi chiedo che senso abbia questa registrazione.
Immagino che sentire il suono della propria voce, in questo silenzio assurdo e schiacciante, interrotto solo dal vago ronzio del pod.. sia un modo come un altro per non impazzire.

.. Tremila Greyskins.
Non posso crederci.

Non riesco a pensare a niente.

- La comunicazione si interrompe bruscamente. -
2 Maggio 2514
Pod di salvataggio della Cecila Carter
Spazio profondo


- Registrazione audiovisiva non criptata.
Inquadratura di Eivor che parla direttamente allo schermo. -


Mi chiamo Eivor Edwards, IdN PRS 1711 2491 44121, di Bullfinch, Polaris, Outer-Rim.
Ultimo pilota della Cecilia Carter, classe firefly, capitano Eir Sterling.

Se stai guardando questo filmato, significa che sono morta o in condizioni critiche.
Nel primo caso, ti prego di riportare ciò che resta di me a James e Mary Edwards, presso il New Hope Ranch del mio pianeta.
Se sono in condizioni critiche ed irreversibili, ti prego di spararmi un colpo in testa.

È il due Maggio del Duemilacinquecentoquattordici e sono passate quattordici ore dall'esplosione della Cecilia Carter.
Ci troviamo in una zona di spazio che, al giorno d'oggi, risulta sostanzialmente inesplorata; ci sono altri pod di salvataggio oltre al mio; altre persone da salvare o da seppellire.
I loro nomi sono Jack Rooster, Cole Scott, Eir Sterling, Quinn..

- Eivor esita, cercando di pronunciare il nome per intero e correttamente -


..Quinniperseilys Thomson ed il dottor Eleazar Ritter.

Ho avuto la fortuna e la sfortuna di imbarcarmi da sola: questo significa che respiro due volte meno del previsto e che impiegherò il doppio del tempo per consumare le scorte di cibo e le riserve di ossigeno.
Ma mi rendo conto di trovarmi al di fuori di qualsiasi rotta e non ho alcuna speranza di essere salvata.

Per quello che ne so, potrebbero essere passati secoli interi: e forse tu, tu che mi stai ascoltando ora, non stai che vedendo il ricordo di una donna morta da molto tempo, allo stesso modo in cui si vedono brillare stelle morte da millenni.

- L'immagine trema per qualche secondo, come se il polso cui è allacciato il piccolo computer fosse rabbrividito. - 

Siamo stati attaccati. Noi li chiamiamo Greyskins.
Non sappiamo nulla di loro, se non che sono delle creature che vivono nello spazio profondo, armati di astronavi molto potenti e.. ostili.

La Cecilia Carter non ha.. retto lo scontro.
Io.. avrei dovuto riportarli indietro, e non ci sono riuscita.

Probabilmente crepare soffocata nei più remoti angoli dello spazio è quello che mi merito.

Chiunque tu sia, allontanati da questa zona il prima possibile e porta la notizia fino al centro dell'impero.
I GREYSKINS NON SONO UNA LEGGENDA.
CI SONO COSE NEGLI ANGOLI PIU' REMOTI DELLO SPAZIO.
COSE CHE POSSONO DISTRUGGERCI TUTTI.

L'Alleanza, tutti, devono saperlo.
Chiunque solchi i cieli del 'Verse deve essere avvertito del pericolo.

Non c'è altro da dire.

Chiudo,

Edwards.

- Il video si interrompe per qualche secondo, per poi essere riacceso.
Di nuovo l'immagine di Eivor. -


Mi è venuto in mente che potrei essere ritrovata, troppo tardi, ma da qualcuno della Almost Home più fortunato.
Jack, Cole.. ce la farete, un giorno, a vincere questa guerra.
E Sterling.. non è stata colpa tua.
Bisognava tentare.

Ricordatelo: BISOGNAVA TENTARE.

Chiudo,

Edwards.

- Comunicazione interrotta. -

giovedì 26 gennaio 2012

26 Gennaio 2514
Spazio
Almost Home


( scritto nella solita moleskine )


La Almost Home diventa giorno dopo giorno più familiare.
Continua a sembrare strano non vedere più Jack in giro; Scott si rifiuta di dire dove sia finita esattamente, ma per lo meno mi sembra di capire che stia bene. E tutto sommato non essere morti è pur sempre un gran vantaggio.
Da quando mi sono state consegnate le chiavi di accesso, ho l'impressione di essere meno spaesata: è bello sapere quale sarà la prossima rotta e smettere di essere semplicemente sballottata da un capo all'altro del 'Verse senza sapere il perché.
Pilotare è entusiasmante, benché per il momento tutti i viaggi, ad eccezione di uno, si siano rivelati incredibilmente tranquilli.
Gli stessi che avrei potuto fare se mi avessero assunta in una qualunque compagnia di trasporto.
Cuor di panna Sterling è una tipa a posto; lo è anche Blackbourne, il medico di bordo.
Sembrano tutte persone per bene, schiette, sincere.
Troppo.
Mi chiedo come si comporteranno quando torneranno i giorni in cui ci si dovrà sporcare le mani di sangue e fango.