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sabato 1 febbraio 2014

1 Febbraio 2516
Spazio
Almost Home


Sono seduta sul cesso della cabina 9d e mi sto praticamente pisciando su una mano.
Tecnicamente dovrei pisciare sopra quest'affarino in modo da sapere se sono incinta oppure no.
Non sono incinta, ovviamente. Non mi vedo più grassa, continua a mancarmi l'appetito e continuo a sanguinare come un vitello sgozzato una volta al mese. Ma mi è venuto lo scrupolo uguale, a sentir parlare così tanto di figli. Metti che Dio intenda giocarmi anche questo, di tiro mancino. Mi ci manca.
Forse ho deciso di fare questo controllo perché Moloko mi parla di Hope, e Jack mi parla di Pete, ed Eir mi parla di Polly e di Zachary e di 'cilia, e forse perché penso al figlio di Wright che sta crescendo senza un padre, o forse ho deciso di controllare che non ci sia nessuna creatura a crescermi a tradimento nella pancia perché non riesco a levarmi dalla testa le parole di Lucifero.

Spero che ciascuno dei figli che cercherai di averci insieme ti crepi in grembo.

Guardo le mutande culo-di-cuori attorcigliate attorno alle caviglie e spero con tutta me stessa che non ci siano sorprese ad aspettarmi, perché questa non potrei davvero gestirla; non saprei proprio da che parte cominciare, mi dico, e comunque mia madre morirebbe di crepacuore a sapermi gravida come una vacca prima del matrimonio, e chissà se Huck glielo ha già chiesto, a mio padre, il permesso di sposarmi. Ma comunque credo di no, perché altrimenti mia madre mi avrebbe mandato una lettera lunga così per spiegarmi per filo e per segno come dovrò organizzare la cerimonia e tutto quanto, che poi stavo pensando, chissà se i miei se la prederanno quando sapranno che non mi sposo a New Dallas.
Ho finito di pisciare, ma non ho proprio il coraggio di guardare, e allora prego il Signore Iddio ed il bambino Gesù e la Madonna e tutti i Santi, e quando ho finito di pregare guardo, ed il test è negativo, non sono incinta, niente bambini nella pancia, e mentre fisso l'affarino che conferma scientificamente che non c'è nessuna traccia di vita dentro di me, all'improvviso scoppio a piangere.

domenica 13 ottobre 2013

an end to camaraderie

Ottobre 2515
Bullfinch


C'è una vecchia chiesa abbandonata nel cuore della giungla, a non molta distanza dalle acque impetuose ed ingrossate dalla pioggia del Morgan River, che sente scrociare in lontananza, mentre monta il suo primo turno di guardia dacché si è arruolata.
Fuori, la vegetazione è buia e strisciante e viscida come un lombrico.
Solleva il bavero del browncoat cercando di proteggersi dal freddo umido e dalla sensazione che le gocce di pioggia che filtrano da una crepa sul tetto malmesso le stiano facendo muffire la spina dorsale. Vorrebbe fumare e bere mentre si lascia cullare dal senso di nostalgia che prova per casa sua. 
Continua a dire a tutti che le va bene volare senza meta attraverso l'universo, sgusciando fra una meteora ed una stella morta, ridotta ad essere un freddo nocciolo privo di vita che galleggia, come lei, nelle acque torbide della galassia.
Ma adesso, adesso che tutto quello che può sentire è l'umido dei calzini bagnati dentro le scarpe ed il respiro regolare dei commilitoni addormentati, adesso quello che desidera è casa, ed è una nostalgia così intensa che per un momento pensa che il cuore le debba scoppiare nel petto da un momento all'altro.

Alcune settimane dopo, è di nuovo nella giungla quando qualcuno le mostra le cronache giudiziarie che riferiscono della sorte dei suoi compagni. Deve leggere una volta, e poi un'altra ancora, perché il significato le si depositi nello spirito, pesante come un macigno schiacciato sulle ultime parole di Red Wright, destinato ad invecchiare in prigione.
Non le ricorda più. Fa uno sforzo terribile per ricordarle, mentre preme la fronte contro la corteccia fresca di un albero, come se potesse assorbirne lo spirito, la pazienza millenaria, la capacità di sopportazione che Dio ha concesso alle piante ma non anche agli uomini.
Non ricorda più le ultime parole che ha scambiato con Red Wright, ma ne ricorda il senso: erano parole di forza e speranza, di coraggio e fede.
Quando riapre gli occhi, è solo una bambina infreddolita abbandonata nel buio.

Cinque giorni dopo è di nuovo a bordo della Almost Home e qualcuno le consegna una piccola agenda scura in cui sono tracciate tutte le rotte che Wright abbia mai solcato in vita sua. Alcune le conosce, altre le sono indecifrabili e così saranno per sempre. Sfoglia le pagine ed ha la netta sensazione di trovarsi sott'acqua.
Infila il piccolo quaderno nella scatola da scarpe che nasconde sotto al letto. Poi si alza in piedi, ingoia una pasticca di Nootropam, esce dalla cabina 9d e torna a fare quello che Red Wright le avrebbe detto di fare: vincere questa fottuta guerra, per tutti gli Dei.

venerdì 21 giugno 2013

betraying the revolution

21 Giugno 2515
Bullfinch
New Hope Ranch


Casa. Sento mia madre canticchiare da basso ed il profumo di una torta che cuoce nel forno.
Mio padre sta inchiodando una trave sul tetto. Si rifiuta di farsi aiutare.
Deve ancora venire il giorno in cui Joseph Edwards non possa più prendersi cura del tetto di casa sua.
Io sono in camera mia, a casa. Casa. Casa. Casa. Mi rigiro la parola tra i denti finché non si svuota del suo significato. È solo un grumo di lettere senza senso. Tutto è un grumo di lettere senza senso.
Jack, Red.
So close and yet so far.
Chiudo gli occhi, stringo i pugni. L'unica cosa che ho voglia di fare è spaccare la faccia di entrambi.
Prenderli a pugni fino a vedere la carne maciullarsi e confondersi con le ossa bianche e fratturate.
Per un momento, un brevissimo momento di cui mi vergogno, li voglio morti entrambi.
Sarebbe semplice. Fin troppo semplice.
Così semplice che sento un vago formicolio allo stomaco.
Sono sdraiata sul letto, le dita intrecciate dietro la nuca. Seguo il ticchettare del martello di Pà sui chiodi.
Un giorno avrò abbastanza denaro da comperargli un tetto nuovo.
Dragan.
L'ho baciato sulla fronte. Gli ho detto che mi aveva salvato la vita e che non l'avrei dimenticato.
Una sorella, come Katerina.
Odio Jack così profondamente, così visceralmente che non riesco a respirare.
All'improvviso, mi sembra che tutta la stanza, tutto il pianeta, tutto l'universo non sia che pieno di un odio palpitante, che mi pulsa fra le tempie e grida per riversarsi all'esterno.
Devo stare calma.
Non riesco più neanche a ricordare il motivo per il quale mi sento così stupidamente fedele ai Dust Devils.
Ammettiamolo: sono dei terroristi ammazzabambini così come i Bounders sono dei pirati ammazzabambini.
Entrambi mi hanno dato una casa. Entrambi accolgono reietti, disperati, feccia.
Ma c'è qualcosa di paterno, e patetico, nello sguardo senz'amore di Jack Rooster.
Qualcosa che mi spingerebbe, ancora, ancora e ancora a prendermi una pallottola al posto suo.
Forse persino al posto di Red.
La guerra non c'entra niente. Non c'entrano niente i miei fratelli, né tutti i fratelli morti del mondo.
A volte vorrei soltanto essere abbastanza.

martedì 28 maggio 2013

everything will be allright

28 Maggio 2515
Goldera
Huck's place

Eivor dorme un sonno chimico ed innaturale, reso più vivido dalla sfoglia di ODT che Huck le ha posato sulla lingua.
All'improvviso ha di nuovo sette anni e se ne sta in cima ad una staccionata, con il vento che le scompiglia le poche ciocche bionde sfuggite, ribelli, dalla treccia con cui sua madre le raduna i capelli tutte le mattine, tranne la domenica, perché la domenica, per andare in chiesa, le fa sempre una qualche acconciatura più ricercata, per fare bella figura con la gente ricca di New Dallas.
Gente ricca, non come loro che sbarcano il lunario per miracolo.
(Ma Pà si arrabbia se sente mà dire che ce la facciamo per miracolo; non è un miracolo, è frutto del sudore della fronte, dice.)
In cima alla staccionata, guarda Adam e Vickon che si esercitano a sparare contro una sequenza di barattoli, sfidandosi a chi ne fa atterrare di più.
Fagioli in scatola.
I fagioli di mà non riescono mai a crescere, perché sono piantati in un punto del giardino che mà dice essere maledetto. Pà dice che in quella terra non cresce niente perché ci pisciano i gatti ed il piscio dei gatti è velenoso. Pà dice che i gatti sono animali inutili, che è meglio avere dei cani, ma lei minaccia di uccidersi ogni volta che Pà va ad affogare le cucciolate di gattini al fiume. 
Non si affogano i gattini, Pà.
Quindi i fagioli si comprano in scatola, e nel sogno riconosce perfettamente l'etichetta rossa dei fagioli in scatola Campbell, con la loro gelatina trasparente a conservarli fino alla fine dei secoli, amen.
Adam si gira verso di lei e le sorride, ed il suo sorriso le dà la stessa sensazione del primo sole di primavera, tiepido sulla pelle, una promessa di cose future.
Adam non ha mai portato la barba, ma nel sogno ha la barba e questa novità le piace.
Andrà tutto bene, promette Adam, e gli occhi sono neri come il carbone e non gli appartengono.

Eivor dorme e per una volta non ci sono né incubi, né morte, né sconfitte senza fine, ma soltanto il vento caldo, il cielo terso e la risata dei suoi fratelli e, inspiegabilmente, Red Wright che tiene per mano Cecilia Ritter Sterling.  

martedì 21 maggio 2013

fede, speranza, amore

22 Maggio 2515
Madison Ranch
Tauron

Tutti vivi.

Sono tutti vivi quando Sterling e Ritter si guardano negli occhi come se fossero i primi e gli ultimi innamorati di tutta la storia di questa miserabile razza umana.
Sono tutti vivi quando Jack permette a Cuor di Panna di baciare la Puttana di Corona e sono tutti vivi quando 'cilia sgambetta fra gli ospiti come se la festa fosse tutta per lei - ed in fondo, lo è.
Sono tutti vivi quando guardo verso Wright e sua moglie e sono tutti vivi quando mi chiedo se Polly abbia quella brutta cera per colpa mia o se si sia imbattuto in qualche altro guaio.
Sono tutti vivi quando i miei piedi si staccano da terra ed Andre mi porta in giro come una bambina e sono ancora tutti vivi quando suona il pianoforte e si aprono  i regali e si ride e per un momento ci si dimentica di ieri e di domani.
Sono tutti vivi mentre i Bounders fanno i pagliacci anche quando non dovrebbero ed è bello, per un momento, guardare Joe Black e vederci solo un ragazzone troppo cresciuto che si prende cura della quattrenne più coraggiosa del 'Verse.
Sono tutti vivi mentre Huck ondeggia brillo sull'erba al fianco di Aileen, Aileen la bella, Aileen la fortunata.

Oggi sono tutti vivi ed oggi vivere non sembra così doloroso, ma oggi è già l'alba e mentre metto via questo vestito color lavanda e cerco la mia pistola, oggi mi ricordo che siamo tutti vivi, ma un domani saremo tutti morti e questa allegria spensierata e piena di pace per la quale vale la pena di vivere, domani sarà già andata via.

giovedì 16 maggio 2013

would you betray the revolution?

13 Maggio 2514
All Saints
Spazio

Scivola via dalla plancia di pilotaggio, con lo stomaco in subbuglio e negli occhi ancora il riflesso del blu elettrico delle batterie laser che fendono la notte senza fine dello spazio.
Le gambe sono di gelatina e le caviglie sembrano improvvisamente troppo sottili per sostenerla in piedi.

-

Capitano Edwards,

il vascello pirata è stato distrutto.

Wolfe

-

Raggiunge la cabina e si assicura che la porta dietro di sé sia chiusa. Poi si precipita verso il cesso a vomitare succhi gastrici - non che abbia mangiato granché nelle ultime ventiquattro ore. 
Non riesce a respirare. La frustrazione le sta stringendo i polmoni dentro una morsa, consentendole di espanderli solo per metà. Si sente soffocare, iperventila. 
Si tira in piedi tenendosi aggrappata al lavandino. Nello specchio la colpisce il riflesso del crocifisso che ha comperato nuovo su Greenfield. Quell'altro, quell'altro lo ha regalato.
Se lo strappa di dosso e lo lascia cadere nel cesso. Scarica e se ne libera, lasciandolo a fluttuare nello spazio senza luce. Una manciata di granelli di legno sono caduti sul pavimento, come biglie abbandonate da bambini stufi del vecchio gioco.
Non riesce a respirare. Si sposta verso il letto ed affonda la testa nel cuscino. Non riesce a pensare.
Il vascello è stato distrutto. Wolfe non sarebbe mai tornato a fare da scorta alla All Saints se ci fossero stati dei sopravvissuti da catturare. Sono morti tutti. Chi c'era a bordo? Rooster e Wright senza dubbio.
Sterling, forse. Sterling che non vedrà più gli occhi della sua bambina.
Non riesce a respirare. È colpa sua. È tutta colpa sua. È maledetta da sempre e le persone che la amano vengono risucchiate in un gorgo di tragedie ed atrocità.
(la testa scoperchiata di Kirill, i suoi begli occhi celesti iniettati di sangue)
Perché, perché, perché in nome di Dio, perché io, perché loro, perché.
Che cosa ti ho fatto, cosa devo espiare, qual è la mia colpa.
Non riesce a respirare. I singhiozzi le mozzano il respiro. L'irregolare afflusso di ossigeno al cervello le fa vibrare in tutte le cellule del suo corpo una sensazione di allarme e pericolo imminente. 
Qual è il senso di tutta questa, di tutta questa sofferenza senza fine e senza redenzione.

mercoledì 5 settembre 2012

"oh, when the moon turns red in blood!"

5 Settembre 2514
Almost Home
Greenfield


Siamo seppelliti nel cuore della terra, perché quelli come noi appartengono ai luoghi senza luce.
All'improvviso ho in mano il coltello di John e la lama non mi riflette perché è sporca di sangue, lo stesso sangue che sta allagando la stanza, il mondo, l'universo, insieme all'odore dolciastro della carne bruciata.
(Perdonami Padre perché ho peccato)
L'orbita vuota, l'occhio divelto, le carni slabbrate delle ferite sono simboli blasfemi come una bestemmia.
Le nostre dita tremanti non sono sufficienti a redimerci. Siamo colpevoli, siamo delle bestie, dei mostri da sterminare per il bene dell'umanità.
Il soldato soffre ma non cede, come un martire d'altri tempi, e quello che leggo dentro gli occhi di Jack mi ripugna e mi nausea, e mi nausea e mi ripugna la cieca obbedienza mia e di John, pronti a seguirla laddove è proibito andare. Tenetelo fermo, dice, e noi lo teniamo immobile mentre la punta del coltello si insinua dentro di lui.
(Perdonami)
Il sangue ha un odore dolciastro, metallico.
Nessuna guerra può essere vinta in maniera pulita, ma se questo è il prezzo da pagare per la vendetta, per la giustizia, se questo è il prezzo da pagare per poter aggiustare il mondo, allora c'è qualcosa di sbagliato, di inumanamente sbagliato, di imperdonabilmente, imperdonabilmente
(Padre)
sbagliato.
Adam, Vickon, Preston, Jack, Clemence, Kirill.
Neanche un milione di nomi, di lapidi, di tombe potrebbe giustificare una violenza del genere.
Chiudo gli occhi e cerco di ricordare il sorriso di Preston, coi bei denti bianchi che spiccano contro la pelle scottata dal sole. Cerco di immaginarlo pochi mesi dopo, col corpo tagliato a pezzi dalle lamiere roventi e contorte dell'astronave sulla quale è precipitato; fugacemente, penso ad Abel e mi chiedo dove sia, e se in fondo non abbia fatto la scelta giusta, scegliendo di dimenticare, dimenticare tutto.
(perché ho peccato)
Sono stata la prima a dare l'inizio alle torture. Non c'era nessun bisogno di spegnergli una sigaretta sulla faccia. È stato un gesto vile, viscido, disonesto. Un uomo ammanettato, indifeso, in balia degli eventi.
Non provo pietà per la sua sorte, perché ogni soldato accetta il proprio destino quando decide di arruolarsi.
Ho pietà della mia anima e di quella di Jack, e di John, e di Eir e di Red e di tutti gli altri poveri pazzi che abbiamo incontrato sul nostro cammino.
(ho molto peccato Padre)
Ho voglia di vomitare e di dormire e di svegliarmi fra un milione di anni, a casa.
(Le mani di Jack.)