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domenica 13 aprile 2014

a time to kill, a time to heal

Il cielo è trapuntato di stelle infuocate, fulgide nella coltre di fumo che esala dalla terra martoriata di Hera.
Avanza barcollando, col fucile ancora premuto contro il petto e la faccia ridotta ad una maschera di sangue e polvere - una bomba è esplosa a pochi metri dalla camionetta che stava guidando e ne ha mandato in frantumi il parabrezza.
Le truppe indipendentiste sono in rotta da giorni, e questi sono gli ultimi strascichi della battaglia di Serenity Valley.
Il suo plotone ha rotto le righe molte ore prima, sciamando all'impazzata nel tentativo di salvarsi la vita in qualche volo di fortuna o in un brandello di casa avanzato ai bombardamenti.
In questo pezzo di pianeta la guerra è finita, e della sorte dei suoi fratelli lei non sa niente.
Ma qualcuno le ha detto di aver visto la compagnia di Kirill Edwards da quelle parti, e lei da quelle parti c'è andata di corsa. Li trova, almeno quel che resta di loro, in un fosso scavato da un'esplosione che fa ora da trincea di fortuna. Stanno aspettando che qualcuno li venga a prendere. Molti di loro non possono più camminare, o comunque non possono camminare tanto a lungo da mettere in salvo la pelle da soli.

È lì che trova Kirill. Kirill, le dicono, ha urlato finché la voce non gli è andata via. Ha la faccia squarciata a metà ed in almeno un punto Eivor è sicura di poter vedere la massa grigia e molliccia del cervello.
Le hanno spiegato mille volte che i feriti in quelle condizioni non vanno spostati, che fai più male che bene. Ma Eivor sa che Kirill, ammesso che sia vivo anche adesso, nel momento in cui lo vede riverso al suolo, annichilito dal frammento psicotico di un missile, non raggiungerà mai un ospedale.
Allora lo prende fra le braccia e lo piange come se tutta la disperazione dell'universo si fosse improvvisamente coagulata nell'angolo dei suoi occhi.

Si sveglia.
È a bordo della Almost Home, nella cabina 9d, ed ha fatto solo un brutto sogno.
È da molto tempo che non sogna più di Kirill, perché con lo scorrere degli anni la grande tragedia degli Edwards è stata seppellita da tragedie più piccole e da altrettanto piccole, preziose briciole di felicità.
Zenobia la guarda, accucciata ai piedi del letto, con uno sguardo freddo pieno di commiserazione per le sue tribolazioni da umana. Quando Eivor cerca di allungare una mano per accarezzarla, lei scende dal letto e si sposta su quello libero dall'altra parte della cabina.
Allora lei si stende di nuovo con le mani intrecciate dietro la testa, e pensa che fra una settimana sarà la moglie di Huck Haggerty.
Con questa piccola, preziosa briciola di felicità, si addormenta.


To everything
there is a season
and a time to every purpose, under Heaven.
A time to be born, a time to die,
a time to plant, a time to reap,
a time to kill, a time to heal,
a time to laugh, a time to weep.
To everything
there is a season
and a time to every purpose, under Heaven.
A time to build up, a time to break down,
a time to dance, a time to mourn,
a time to cast away stones, a time to gather stones together.
To everything
there is a season
and a time to every purpose, under Heaven.
A time of love, a time of hate,
a time of war, a time of peace,
a time you may embrace, a time to refrain from embracing.
To everything
there is a season
and a time to every purpose, under Heaven.
A time to gain, a time to lose,
a time to rend, a time to sew,
a time for love, a time for hate,
a time for peace, I swear it's not too late.

giovedì 26 dicembre 2013

there's a season and a time for every purpose

25 Dicembre 2515
Bullfinch
New Hope Ranch



Bullfinch, 25.12.2515


- Doc, ti do da mangiare ai maiali se la metti nei guai. Ma ti do da mangiare ai maiali anche se non la tiri fuori, dai guai. Ti do da mangiare ai maiali comunque, ora che ci penso. A meno che non ti comporti bene. Se ti comporti bene, non ti do da mangiare ai maiali. Ma se ti comporti male, doc, ricordati dei maiali. I maiali mangiano qualsiasi cosa. Sono sicuro che lo sai perché sei un dottore. Ah, non lo sapevi, eh. Beh, adesso lo sai. Ci siamo capiti. Intesi, ragazzo? Adesso stringimi la mano, doc. We're friends now.

martedì 17 dicembre 2013

intifada

17 Dicembre 2515
Bullfinch


Intanto, al New Hope Ranch..


- JOSEPH, NO!

Joseph Edwards spara un colpo con una doppietta scalcagnata, mirando al blindato militare che ha appena parcheggiato a trenta metri dalla sua veranda. Sta mirando al parabrezza, ignaro delle tecniche che rendono un vetro antiproiettile.

- Le giacche blu sulle mie terre non ce le voglio.

Spiega lentamente alla moglie che cerca di afferrarlo per un braccio e di fermarlo. Lui se la sgrulla di dosso con un gesto infastidito ed esplode un altro proiettile contro il blindato, che non oppone alcuna resistenza; i soldati alleati a bordo sono ben consapevoli di essere al sicuro, e tutto sommato non hanno alcuna voglia di ammazzare un contadino ben oltre la mezza età.
Joseph sente le proteste della moglie come un ronzio di sottofondo a cui è abituato; sa che non è paura, quella che sente nella voce di Magdalene. È più quel tipo di irritante apprensione coniugale, la stessa che usa quando gli rimprovera di mettere troppo sale nella zuppa o di abusare del burro, che poi, per Dio, il burro lo fa lui con le sue mani con il latte delle sue vacche, avrà ben diritto di mangiarne quanto gliene pare.
Mentre fa partire il terzo colpo, si chiede perché il dannato blindato non sia già saltato in aria, e dire che i pallettoni della doppietta sono dei pezzi di piombo grossi così, e una volta c'ha steso un puma che ha sorpreso a mangiarsi un vitello, tanti anni fa, quando i ragazzi erano ancora piccoli, e vivi.
I ragazzi. È con i ragazzi in testa, i ragazzi e adesso anche la ragazza, che scende dalla veranda, avvicinandosi alla macchina e sparando di nuovo, quattro, per Dio, quattro colpi e neanche un graffio e dietro di lui la donna lo insegue e continua a dirgli di piantarla, ché si farà ammazzare, e lui le dice che se deve crepare, pazienza, ma non prima di essersi portato una giacca blu giù dentro le fauci dell'Inferno.
Alla periferia del suo sguardo può vedere la stalla. O meglio, quello che rimane al posto di una delle stalle.
Durante l'ultima battaglia un pezzo di astronave incandescente è precipitato dal cielo proprio lì sopra, sfondando il tetto. Perché era grosso, come il tetto. Ha raso al suolo tutto quanto ed ammazzato un bue, un bue buono, un bue che avrebbero potuto fare ingrassare e macellare in primavera, e pensando al bue, Joseph Edwards spara il quinto colpo contro le giacche blu, perché ci vorranno settimane per rimuovere i detriti e settimane per tirare di nuovo su la stalla, e chissà quanti anni perché un vitello cresca abbastanza da diventare un bue.

- For God's sake, Joseph Edwards, gimme that shit.

Magdalene Edwards gli strappa il fucile di mano. Spara l'ultimo colpo in canna, e mira alla gomma del blindato, che fischia e va a terra, e adesso sì che le giacche blu scendono bestemmiando - ovviamente, pensa Magdalene: ovvio che bestemmino, queste giacche blu senza Dio. Lei non ne aveva mai vista una prima d'ora, di giacca blu, e sa solo che le hanno tolto sei figli, questi due ragazzotti con i capelli a spazzola e le spalle larghe. E allora, mentre restituisce il fucile al marito, si china e raccoglie un sasso, e lo lancia contro uno di loro, e lo colpisce in testa perché s'è allenata per la parte migliore della sua vita a lanciare le cose in testa ai ragazzi quando facevano troppo baccano, e lo colpisce, e quello va giù, steso, svenuto, e l'altro le punta una pistola addosso e le urla di tenere le mani in alto, ed è allora che Joseph si avvicina, la stringe, la bacia e le dice,

- Magdalene, ti amo. 

Gli Edwards passano entrambi un paio di notti al fresco, ma a loro sta bene così.

domenica 15 dicembre 2013

hope dies painfully

Bullfinch, 15.12.2515

Capisce che è tutto finito quando vede Dwight gettare il fucile per terra e correre verso il centro di Timisoara. Ha conosciuto Dwight negli ultimi mesi. Non si può dire che siano amici, ma buoni commilitoni sì. Hanno più o meno la stessa età ed hanno pattugliato la giungla insieme palmo a palmo. Si conoscono. Sono stati insieme nel fango e nella pioggia, hanno sopportato insieme lo stesso freddo pungente, gli insetti, la paura, il buio. Sa che Dwight è un ragazzo tutto d'un pezzo. E quando lo vede alzare lo sguardo in cielo, un cielo infiammato di batterie laser e di missili e di astronavi che cadono a terra come moscerini, vede chiaramente che il cuore di Dwight si spezza per sempre; si spezza perché quella è casa sua, e non ne resteranno che brandelli di muro. Sa che è sposato e che la sua donna lo aspetta in un piccolo appartamento al terzo piano di uno degli edifici che danno sulla Main Street: là dove fra qualche ora sfileranno i carriarmati dell'esercito alleato che conquisterà Timisoara ed infine il pianeta. Dwight si siede, si prende la testa fra le mani. Non può vederlo, ma sa che sta piangendo via tutta la rabbia e la disperazione che ha nel cuore. Poi si alza, tutto d'un tratto, e lascia cadere il fucile per terra. Questa immagine Eivor non se la dimenticherà mai: il calcio di legno impatta il suolo fangoso ed un momento dopo Dwight non c'è più. Quale sarà il destino di Dwight McCandle lei non lo saprà mai. Morto, prigioniero, o spezzato nell'anima, non fa differenza.

La moneta vola nell'aria, raggiunge il suo apice e poi ricade giù. Deve scegliere se lasciare indietro la sua famiglia o lasciare l'equipaggio della Almost Home a morire. Mentre la moneta fende l'aria gravida di angoscia, pensa al piccolo ranch dei suoi genitori, e ai suoi fratelli. Pensa al cranio scartavetrato di Kirill, e pensa anche ad André, che Dio l'aiuti, ovunque sia. Pensa a Serenity Valley e a tutti i suoi morti, uno per uno, e pensa che ci sono molte cose che non avrebbe voluto vedere in vita sua, ma questa le supera tutte, le supera tutte di gran lunga; perché scegliere fra i Dust Devils e la sua famiglia, questa è una scelta, Dio, che non può davvero fare. E allora tira la monetina, perché se c'è una cosa che Huck le ha insegnato è questa: che la sfiga puttana sceglie sempre al posto tuo. E allora che scelga lei, questa volta, che scelga lei a chi deve voltare le spalle.

Quando la Almost Home atterra indenne dentro il grembo solido e in qualche modo materno dell'Alaskan, diretta verso Safeport, Eivor non può davvero credere di aver abbandonato i suoi genitori.
Ci sono cose, cose che uno non potrà perdonarsi finché campa, anche se alternative in fondo non ce n'erano e forse non ci sono state mai.

lunedì 2 dicembre 2013

2 Dicembre 2515
Bullfinch
New Hope Ranch

Ci sono due cose che Eivor Edwards non avrebbe mai pensato di veder fare a suo padre. Piangere, e macellare una mucca da latte. Di piangere davanti alle donne non se n'è parlato né la prima, né l'ultima volta che gli è arrivata una lettera del comando che comunicava il decesso di uno dei suoi figli. Eivor immagina sempre che da solo, da qualche parte nei campi, alla fine abbia pianto. Ma lei non l'ha mai visto, e per quanto ne sappia, non l'ha mai visto neppure sua moglie.
Ma questo è anche peggio. Quando torna a casa per una breve licenza, uno dei vaqueros che adesso abitano nelle stanze dei suoi fratelli le dice che Mister Edwards ha macellato una vacca da latte e che ne macellerà un'altra la settimana prossima.
Entra in casa confusa e trova entrambi i suoi genitori chini sul pavimento del soggiorno. Suo padre ha in mano gli attrezzi da lavoro. Parte delle assi di legno su cui normalmente poggia un vecchio tappeto sono divelte e mostrano un nascondiglio rettangolare, incassato direttamente fra terra e fondamenta. È pieno di barattoli: conserve, zucchero, sale. Non appena sentono i suoi passi, gli Edwards sussultano e si voltano di scatto con l'aria colpevole di chi sia stato pescato con le mani nella marmellata. Letteralmente.

- Hai macellato una vacca.
- Aye.

Eivor si avvicina verso il nascondiglio, accovacciandosi accanto a sua madre. Ne studia il volto smunto, i lineamenti tirati. Sembra più vecchia. Guarda gli occhi azzurri di suo padre e ci vede qualcosa che la spaventa più di qualsiasi altra cosa al mondo, qualcosa che la tormenterà nei propri sogni finché campa: ci vede gli occhi di un uomo che ha paura.

- La Confederazione non vi confischerà nulla, pà.
- You know nothing, kiddow.

Soltanto adesso nota un involucro di carta particolarmente ingombrante. Solleva un lembo della copertura e scopre un vassoio pieno di striscioline di carne salata. Durerà per tutto l'inverno, con qualche attenzione.
Studiando il nascondiglio trova anche una confezione di tabacco naturale. Si sente come se avesse trovato una miniera d'oro: sono settimane che è tornata a fumare quella merda sintetica. Ma sua madre le afferra il polso con decisione e la costringe a metterla giù.

- Che senso ha nascondere del tabacco? Lascialo fumare a me o a pà, per Dio.

Mrs. Edwards le molla uno scappellotto sulla testa che per poco non la manda giù.

- Non so come ti abbia abituato quella Jack Rooster lì, ma qui non si pronuncia il nome di Dio invano. Sciacquati la bocca, ragazzina.
- Aye, mà.
- È per il mercato nero, ragazzina. Winter is coming e ben presto quel po' di tabacco avrà lo stesso valore dell'oro. 

Si alza in piedi, lasciando scivolare lo sguardo sul soggiorno di casa sua: è esattamente come ti immagineresti il soggiorno di casa di Eivor; tutto in legno, povero, ma non spoglio. È accogliente, ed è casa sua, e della sua famiglia. Per un momento, pensa a come sarà la casa di Jack, quando finalmente sarà riuscita a rifarsene una.
Scopre di non vedere l'ora di vederla.

- Mà..
- Eh.
- Ho deciso che se arrivo viva alla fine della guerra, mi sposo.

Magdalene Edwards sviene.

martedì 1 ottobre 2013

be true, be brave, stand. all the rest is darkness.

Ottobre 2515
Bullfinch
New Hope Ranch


L'acqua calda le scivola sulla pelle nuda e le palpebre chiuse, portandosi via la tensione nei muscoli e la sensazione appiccicosa in mezzo alle gambe. È tornata a casa subito dopo essere passata a salutarlo, e quasi non ha degnato sua madre di una parola prima di levarsi di dosso i vestiti e chiudersi a chiave nel bagno.
Fino a qualche anno fa il New Hope Ranch non aveva ancora l'acqua calda. È arrivata quando Eivor aveva più o meno undici anni, per cui ha il netto ricordo di una serie interminabile di bagni fatti in tinozze gelide, con acqua riscaldata sul fuoco, prima troppo calda e subito dopo troppo fredda.
È bello avere l'acqua calda in casa. È una cosa ancora abbastanza nuova e strana, inusuale e inaspettata da imprimerle addosso un buonumore istintivo ogni volta che apre il rubinetto.

*

Scende da basso. Trova entrambi i suoi genitori seduti fuori, sulla veranda. Li guarda attraverso i vetri della finestra della cucina e li vede entrambi con le mani in mano. È molto strano: al New Hope Ranch nessuno se ne sta con le mani in mano fino a che c'è luce fuori. Ed il tramonto non sarà che fra un paio d'ore.
Li raggiunge e si siede su una sedia a dondolo in vimini. Scricchiola e alcuni dei ferri che tengono insieme le cannucce si sono arrugginiti, e di tanto in tanto strappano i vestiti. Ma lei sa come sedersi senza lacerare la stoffa di quello che indossa.

- Nessuno ti sta chiedendo di farlo.
- I know, Ma.
- Non devi sentirti obbligata.
- I know, Pa.
- Lo sanno tutti che gli Edwards hanno già fatto la loro parte.
- Una volta.
- È sempre la stessa guerra.
- Aye. Nay.

*

È la mattina presto del giorno dopo e tutte le sue cose sono in uno zaino di stoffa che è sopravvissuto all'ultima guerra. Vestiti puliti, un rosario nuovo di zecca, la Bibbia, un dado da gioco, un pacchetto di sigarette Maracaros Rojos, uno zippo di metallo con una J incisa sopra, una fotografia di fronte ad un cartello stradale poco fuori Timisoara.
Sua madre è già in cucina e le sta preparando la colazione. Della pancetta sfrigola in padella e su un piatto sono ammonticchiati almeno una decina di pancakes al succo d'acero.

- Ho sentito che la figlia del fornaio ha sposato un militare indipendentista.
- Aye.
- Sei stata al matrimonio.
- Aye.
- C'era anche il cugino di Bob Sullivan.
- Ah-a.
- Che ha detto a Bob Sullivan.
- Ah-a.
- Che ha detto a me.
- Ah-a.
- Che eri in compagnia.
- Ah.

Eivor esce senza aver fatto colazione e si va ad arruolare in una guerra suicida e senza speranza piuttosto che sostenere quella conversazione con sua madre.

martedì 4 giugno 2013

l'ultimo dei giusti - Clemence

Clemence Edwards
New Dallas, 2479 - Serenity Valley, 2511
Fu l'ultimo dei giusti ed il primo dei fratelli Edwards.
Un sorriso buono di quelli che ti strappano il cuore, le mani ruvide di chi ama guadagnarsi il pane col sudore della fronte ed un'anima grande come l'universo intero.
Sapere sempre quale fosse la cosa giusta: e saperlo per istinto, per magica empatia con il cosmo e tutte le sue cose, più che per gli insegnamenti severi di un pastore o di un padre.
Questo fu ciò che rese grande Clemence Edwards: sapere sempre quale fosse la cosa giusta.
Fu il primo degli Edwards a frequentare i ritrovi indipendentisti, a leggerne i volantini e gli opuscoli fiammeggianti, ad introdurre a cena conversazioni accese e piene di buoni propositi, ideali, sogni, promesse.
Nessuno si stupì quando una sera comunicò di volersi arruolare nei browncoats; e quando la madre obiettò che aveva progettato di sposarsi a breve, le disse che si sarebbe spostato da uomo libero, e da uomo libero soltanto, affinché i suoi figli fossero figli di gente libera e non di schiavi sotto il giogo straniero.
Ebbe in tutta la sua vita un'unica donna ed un unico grande amore: Sofia, una puttana di Timisoara.
Giacquero insieme una notte - lui un ragazzino di sedici anni e lei una donna di diciassette.
Avvolti nelle lenzuola sudice della camera in affitto, lui le giurò eterno amore.
Lei rise come solo le puttane sanno ridere e lo respinse come solo le donne sanno respingere.
Dieci anni dopo, acconsentì finalmente al fidanzamento. La guerra sarebbe scoppiata di lì ad un anno.
Lasciamo all'immaginazione del lettore la reazione dei vecchi Edwards alla notizia della professione della fidanzata del loro primogenito.
Si arruolò come soldato semplice, nel 2506, e morì come tenente colonnello, nel 2511, a Serenity Valley, come molti altri.
Clemence Edwards sapeva sempre quale fosse la cosa giusta: quel giorno fu coprire la ritirata della sua compagnia.
Finita la guerra, ciò che restava dell'ormai sciolto esercito indipendentista consegnò alla famiglia una medaglia al valore. Postuma, come tutte le onorificenze che si rispettino.

Sofia
Sofia vive ancora a Timisoara, dove ha comperato un piccolo negozio di fiori. 
Non si è mai sposata, nonostante le frequenti proposte.
Ha una figlia, concepita durante l'ultima licenza di Clemence.
L'ha chiamata Clementine.
Oggi ha sei anni.


martedì 28 maggio 2013

everything will be allright

28 Maggio 2515
Goldera
Huck's place

Eivor dorme un sonno chimico ed innaturale, reso più vivido dalla sfoglia di ODT che Huck le ha posato sulla lingua.
All'improvviso ha di nuovo sette anni e se ne sta in cima ad una staccionata, con il vento che le scompiglia le poche ciocche bionde sfuggite, ribelli, dalla treccia con cui sua madre le raduna i capelli tutte le mattine, tranne la domenica, perché la domenica, per andare in chiesa, le fa sempre una qualche acconciatura più ricercata, per fare bella figura con la gente ricca di New Dallas.
Gente ricca, non come loro che sbarcano il lunario per miracolo.
(Ma Pà si arrabbia se sente mà dire che ce la facciamo per miracolo; non è un miracolo, è frutto del sudore della fronte, dice.)
In cima alla staccionata, guarda Adam e Vickon che si esercitano a sparare contro una sequenza di barattoli, sfidandosi a chi ne fa atterrare di più.
Fagioli in scatola.
I fagioli di mà non riescono mai a crescere, perché sono piantati in un punto del giardino che mà dice essere maledetto. Pà dice che in quella terra non cresce niente perché ci pisciano i gatti ed il piscio dei gatti è velenoso. Pà dice che i gatti sono animali inutili, che è meglio avere dei cani, ma lei minaccia di uccidersi ogni volta che Pà va ad affogare le cucciolate di gattini al fiume. 
Non si affogano i gattini, Pà.
Quindi i fagioli si comprano in scatola, e nel sogno riconosce perfettamente l'etichetta rossa dei fagioli in scatola Campbell, con la loro gelatina trasparente a conservarli fino alla fine dei secoli, amen.
Adam si gira verso di lei e le sorride, ed il suo sorriso le dà la stessa sensazione del primo sole di primavera, tiepido sulla pelle, una promessa di cose future.
Adam non ha mai portato la barba, ma nel sogno ha la barba e questa novità le piace.
Andrà tutto bene, promette Adam, e gli occhi sono neri come il carbone e non gli appartengono.

Eivor dorme e per una volta non ci sono né incubi, né morte, né sconfitte senza fine, ma soltanto il vento caldo, il cielo terso e la risata dei suoi fratelli e, inspiegabilmente, Red Wright che tiene per mano Cecilia Ritter Sterling.  

giovedì 16 maggio 2013

would you betray the revolution?

13 Maggio 2514
All Saints
Spazio

Scivola via dalla plancia di pilotaggio, con lo stomaco in subbuglio e negli occhi ancora il riflesso del blu elettrico delle batterie laser che fendono la notte senza fine dello spazio.
Le gambe sono di gelatina e le caviglie sembrano improvvisamente troppo sottili per sostenerla in piedi.

-

Capitano Edwards,

il vascello pirata è stato distrutto.

Wolfe

-

Raggiunge la cabina e si assicura che la porta dietro di sé sia chiusa. Poi si precipita verso il cesso a vomitare succhi gastrici - non che abbia mangiato granché nelle ultime ventiquattro ore. 
Non riesce a respirare. La frustrazione le sta stringendo i polmoni dentro una morsa, consentendole di espanderli solo per metà. Si sente soffocare, iperventila. 
Si tira in piedi tenendosi aggrappata al lavandino. Nello specchio la colpisce il riflesso del crocifisso che ha comperato nuovo su Greenfield. Quell'altro, quell'altro lo ha regalato.
Se lo strappa di dosso e lo lascia cadere nel cesso. Scarica e se ne libera, lasciandolo a fluttuare nello spazio senza luce. Una manciata di granelli di legno sono caduti sul pavimento, come biglie abbandonate da bambini stufi del vecchio gioco.
Non riesce a respirare. Si sposta verso il letto ed affonda la testa nel cuscino. Non riesce a pensare.
Il vascello è stato distrutto. Wolfe non sarebbe mai tornato a fare da scorta alla All Saints se ci fossero stati dei sopravvissuti da catturare. Sono morti tutti. Chi c'era a bordo? Rooster e Wright senza dubbio.
Sterling, forse. Sterling che non vedrà più gli occhi della sua bambina.
Non riesce a respirare. È colpa sua. È tutta colpa sua. È maledetta da sempre e le persone che la amano vengono risucchiate in un gorgo di tragedie ed atrocità.
(la testa scoperchiata di Kirill, i suoi begli occhi celesti iniettati di sangue)
Perché, perché, perché in nome di Dio, perché io, perché loro, perché.
Che cosa ti ho fatto, cosa devo espiare, qual è la mia colpa.
Non riesce a respirare. I singhiozzi le mozzano il respiro. L'irregolare afflusso di ossigeno al cervello le fa vibrare in tutte le cellule del suo corpo una sensazione di allarme e pericolo imminente. 
Qual è il senso di tutta questa, di tutta questa sofferenza senza fine e senza redenzione.

giovedì 28 giugno 2012

background II



A scanso di equivoci bisogna sottolineare che gli Edwards sono una famiglia felice.
Che il tetto del New Hope avesse sempre bisogno di qualche toppa inchiodata alla bell'e meglio e che le staccionate non fossero mai bianche come Magdalene avrebbe voluto, in fin dei conti non importava a nessuno.
Gli Edwards erano stati benedetti da sette figli e neanche nei periodi di vacche magre (che erano più frequenti di quanto si potesse desiderare) qualcuno osava pensare che ci fossero delle bocche di troppo da sfamare.
La tecnologia scarseggia ancora oggi al New Hope Ranch e forse anche per questo le giornate sembravano tanto intense: a sentire Joseph, da quando la guerra è finita le giornate si sono fatte più lunghe.
Forse è colpa del silenzio assordante delle troppe stanze vuote.Vuote come sepolcri.
I sette fratelli Edwards si allontanavano di rado dal New Hope: studiavano a casa, sotto lo sguardo vigile e severo della madre, per lo più nel tardo pomeriggio, quando la luce fuori cominciava a sciogliersi nei tramonti rosati di campagna; la mattina erano sempre a trotterellare in giro, sulla scia ora del padre ed ora della madre, a mungere vacche o ad annaffiare l'orto.
Il centro abitato più vicino - New Dallas - si trova a poco più di cento chilometri dal New Hope.
Timisoara, la capitale del pianeta, è a cinquecento chilometri nella direzione opposta.
Gli Edwards, a New Dallas, ci andavano tutte le domeniche per la messa, ed ogni quindici giorni per comprare qualsiasi cosa non potessero allevare o produrre da soli.
Gli Edwards si spostavano in massa a bordo di un pick up rosso ruggine che si metteva in moto soltanto per un miracolo di Dio: affettuosamente noto come lo Scassone, è ancora in funzione a dispetto di tutti i pronostici.

lo Scassone

mercoledì 20 giugno 2012

background I


Magdalene e Joseph Edwards erano cugini alla lontana (di quarto grado o giù di lì, cosa tutt'altro che inusuale nel piccolo centro abitato intorno al quale erano nati e cresciuti) ed entrambi sostenevano che le loro famiglie fossero fra le ultime ad aver lasciato un'antica città chiamata Texas, da qualche parte nella Terra-che-fu.
Magdalene si sposa a sedici anni, quando Joseph ne ha appena diciannove, e resta incinta sei volte: sono entrambi di rigidissima educazione battista (la stessa che imporranno ai loro sette figli) e pensano che la prole sia una benedizione del Signore. O giù di lì.
Il Ranch in cui Joseph è vissuto e Magdalene spera di morire - dal momento che diffida degli ospedali e dei medici, le cui cure miracolose e non del tutto ortodosse vengono di tanto in tanto definite diaboliche - ha preso il nome di New Hope Ranch.
Si dice (o almeno questo è quello che Joseph sostiene) che uno dei primi Edwards sia sbarcato su Bullfinch dopo un breve soggiorno nell'inospitale St. Andrew e sia rimasto folgorato dalla somiglianza delle terre bullfinciane con quelle texane, conosciute ormai solo attraverso una vecchia fotografia ingiallita, passata di padre in figlio e attualmente incorniciata nel salotto del New Hope.

 In verità la fotografia fu scattata da un'agenzia di viaggi della Terra-che-fu ed accuratamente photoshoppata per rispondere alle aspettative dei turisti dell'epoca.