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sabato 1 febbraio 2014

1 Febbraio 2516
Spazio
Almost Home


Sono seduta sul cesso della cabina 9d e mi sto praticamente pisciando su una mano.
Tecnicamente dovrei pisciare sopra quest'affarino in modo da sapere se sono incinta oppure no.
Non sono incinta, ovviamente. Non mi vedo più grassa, continua a mancarmi l'appetito e continuo a sanguinare come un vitello sgozzato una volta al mese. Ma mi è venuto lo scrupolo uguale, a sentir parlare così tanto di figli. Metti che Dio intenda giocarmi anche questo, di tiro mancino. Mi ci manca.
Forse ho deciso di fare questo controllo perché Moloko mi parla di Hope, e Jack mi parla di Pete, ed Eir mi parla di Polly e di Zachary e di 'cilia, e forse perché penso al figlio di Wright che sta crescendo senza un padre, o forse ho deciso di controllare che non ci sia nessuna creatura a crescermi a tradimento nella pancia perché non riesco a levarmi dalla testa le parole di Lucifero.

Spero che ciascuno dei figli che cercherai di averci insieme ti crepi in grembo.

Guardo le mutande culo-di-cuori attorcigliate attorno alle caviglie e spero con tutta me stessa che non ci siano sorprese ad aspettarmi, perché questa non potrei davvero gestirla; non saprei proprio da che parte cominciare, mi dico, e comunque mia madre morirebbe di crepacuore a sapermi gravida come una vacca prima del matrimonio, e chissà se Huck glielo ha già chiesto, a mio padre, il permesso di sposarmi. Ma comunque credo di no, perché altrimenti mia madre mi avrebbe mandato una lettera lunga così per spiegarmi per filo e per segno come dovrò organizzare la cerimonia e tutto quanto, che poi stavo pensando, chissà se i miei se la prederanno quando sapranno che non mi sposo a New Dallas.
Ho finito di pisciare, ma non ho proprio il coraggio di guardare, e allora prego il Signore Iddio ed il bambino Gesù e la Madonna e tutti i Santi, e quando ho finito di pregare guardo, ed il test è negativo, non sono incinta, niente bambini nella pancia, e mentre fisso l'affarino che conferma scientificamente che non c'è nessuna traccia di vita dentro di me, all'improvviso scoppio a piangere.

sabato 4 gennaio 2014

a letter to Jack Rooster and Eir Sterling

4 Gennaio 2516
Greenfield


Cuor di Panna, Cap',  
mi sposo.
Con Haggerty. 
Non sappiamo ancora quando, né dove, ma sappiamo perché, e al momento tanto ci basta.
Spero che stiate bene, e che stiano bene i mocciosi.
Qui tutti tengono duro. Tenete duro anche voi.
Salutatemi Ritter. 
Con amore, 
Culo di Chiodi 
PS.
Sì, ho dovuto chiederglielo io per prima. Cose dell'altro mondo. 

domenica 10 novembre 2013

lost a friend to oceans, lost a friend to hills, lost a friend to suicide, lost a friend to pills, lost a friend to monsters, lost a friend to shame, lost a friend to marriage, lost a friend to blame and then I lost myself

9 Novembre 2515
Greenfield
Black Oak Ranch


Quando i soldati della Confederazione di Polaris fanno irruzione dentro il Black Oak Ranch, c'è anche Eivor.
Il salone, la cucina, i corridoi: li guarda attraverso il vetro del mirino di precisione del suo fucile - tutto l'universo ridotto ad un tondino di vetro che rende le cose più chiare, più definite, in un certo senso più reali di quanto non siano ad occhio nudo.
Abbassa il fucile, e la profondità della sua visuale torna ad essere quella di sempre, ed anche il Black Oak torna ad essere quello di sempre, benché contaminato dai segni di una fuga improvvisa, ancora calda - come increspature lievi sulle acque altrimenti placide di un piccolo stagno.
Il Black Oak Ranch sarà per sempre Cole Scott arrampicato su una staccionata che le chiede se è interessata a lavorare per una compagnia di trasporto che bazzica dalle parti di Safeport.
Il Black Oak Ranch sarà sempre Buck Blackbourne ed i barattoli di marmellata, lo sguardo paterno e paternalistico.
Il Black Oak Ranch è il sorriso di Roona Wilson che le regala una mela quando ha fame. Il Black Oak Ranch è Eir, Eleazar, Quinn. Il Black Oak Ranch è Jack e tutto il tempo passato al suo fianco.
Il Black Oak Ranch è come un cimitero: ogni angolo è una lapide a cose e persone che non sono più.
Si accende una sigaretta e in silenzio prega Dio per le anime delle persone perdute, e anche per l'anima sua.

martedì 20 agosto 2013

summertime

2515
Tauron

Luglio

È arrivata solo da poche settimane e sta passeggiando insieme ad André in uno dei tanti piccoli centri abitati di Tauron. La luce densa del sole di Luglio inonda ogni cosa, compresi i loro capelli, che rifulgono in maniera simile ma non propriamente uguale.
La linea netta dell'orizzonte celeste, per un momento, le strappa uno struggente senso di serenità che le si attorciglia alla bocca dello stomaco.
Ci sono dei bambini che giocano: due bambine, scarpette lucide e ginocchia sbucciate, saltano la corda al ritmo di una filastrocca che la spinge a fermarsi, vicina alla nuvoletta di polvere sollevata dalle suole delle loro scarpe.

S, mi chiamo Sally
e mio marito è Sam,
veniamo da Shijie
e portiamo una scimmia.

H, mi chiamo Helen,
e mio marito è Harry,
veniamo da Hera
e portiamo un ..

Sorride, mentre la naturale associazione di pensieri è interrotta dall'irruzione di André sulla scena, che abbandona il suo fianco per andare ad insinuarsi nel gioco dei ragazzini, proponendo una filastrocca diversa; i piccoli non possono saperlo, ma la nuova cantilena è rimpinzata di allusioni velate delle quali, quando ci ripenseranno fra molti anni, rideranno di gusto.

Chissà cosa portavano Helen ed Harry da Hera?

Agosto

Acquattata per terra, china sulla sacca da viaggio, getta all'aria calzini e canottiere nell'urgente ricerca di qualcosa di cui ha bisogno, ma che non trova.
Non sa che Cecilia la sta spiando da uno spiraglio della porta, nascosta nel buio confortevole eppure sempre un po' misterioso di casa sua.
Niente, non è nella sacca. Gira per la stanza come un animale in gabbia o un'anima in pena, e solo l'assenza di luce impedisce alla bambina di cogliere le pupille dilatate e la fronte madida di sudore, sebbene tutta la stanza sia percettibilmente pervasa da un denso vortice di angoscia palpabile e pulsante.

Hanno sganciato tre bombe su Bullfinch, diceva il messaggio di Jack.
Perdonami, diceva quello di André.

Solleva le lenzuola del letto in cui dorme, mandandole all'aria. Solleva i cuscini, gettandoli in terra, per poi inginocchiarsi di nuovo a rovistare nella sacca, il cui contenuto viene violentemente rovesciato sul pavimento -un pugno di spiccioli, qualche maglietta appallottolata, la bibbia; un dado da gioco tutto consumato rotola lontano e sarà l'occasione di un'altra ricerca disperata, ma questa è un'altra storia.
Dove sono le fottute pillole.

Si trascina contro l'angolo su cui convergono due pareti, stringendosi le gambe al petto mentre il respiro si accorcia, in una dipendenza più psicologica che fisica. Le fottute pillole. Dove sono le fottute pillole.
Nella crescita incontrollata dei battiti cardiaci, non si accorge che 'cilia ha aperto la porta ed è sgusciata sotto il letto, andando a recuperare la confezione rotonda di pillole blu che sono rotolate, chissà come e chissà quando, sotto le molle del materasso.
La bambina entra nel suo campo visivo molto più tardi di quanto non sarebbe auspicabile, e a dire il vero quello che viene notato per prima è il flacone familiare e salvifico, e solo in un secondo momento la sua mente ottenebrata riesce a focalizzare le ditina cicciotte di bimba che lo stringono.

- Perché stai piangendo?
- Non mi sento molto bene, baby.
- Ti fa male la pancia?
- È più la testa, in realtà.
- Chiamo papà?
- Nay.
- Allora prendi.

Il rumore sordo della confezione che si schiude è già di per sé un sollievo. Ingoia una pillola. Poi immagina la periferia di Timisoara in fiamme come non è mai stata in fiamme durante la guerra, e ne ingoia un'altra.
La bambina serra un pugno, cercando con le nocche quelle di Eivor, in un sisfist da vera dura.


giovedì 25 luglio 2013

soldato semplice chuck

24 Luglio 2515
Bullfinch
New Hope Ranch


Eivor è nella grande cucina del New Hope Ranch con un pezzo di stoffa marrone in mano.
Sua madre le dà le spalle ed è china su un paiolo in cui sta facendo ribollire una zuppa che spande odore di spezie e peperoni.
Di tanto in tanto si volta a guardarla, e a guardare i rettangoli di stoffa che sta ritagliando da un vecchio cappotto marrone che deve risalire agli inizi della guerra. È una taglia maschile, ampia.
« Preferirei che non lo facessi. »
« Preferirei che tu stessi zitta. »
« Non ti appartiene. »
« Non appartiene nemmeno a te. »
Nella casa piomba il silenzio. Suo padre è fuori con un paio di vaqueros ad occuparsi delle vacche.
È esattamente per questo genere di silenzi che Eivor Edwards detesta il New Hope Ranch.
Qualcuno bussa alla porta. Sua madre si pulisce le mani sul grembiule già macchiato di sugo e va ad aprire.
È di nuovo Bob. Bob con i suoi capelli biondi ed il suo sorriso felice che le fa venire voglia di fargli saltare tutti i denti. Ha bisogno di un pacco di zucchero.
Ieri aveva bisogno di una cipolla.
L'altro ieri di uno spicchio d'aglio.
Lui le dice qualcosa di gentile, ma lei lo sente a stento. Risponde con qualche grugnito vago mentre continua la sua opera.
Sta preparando un regalo per 'cilia, per quando andrà su Tauron. Non mancano molti giorni, ormai, e lei sta lavorando in fretta, tant'è che ha le dita piena di buchi di spilli. Non cuciva qualcosa da sola da, well, da un'enormità di tempo.
Ha tirato fuori da un armadio uno dei primi browncoat di Kirill.
Lo ha fatto a pezzi in modo da ricavarne abbastanza stoffa per costruirne uno nuovo, a misura di bambina.
Spera che Sterling le abbia mandato le misure giuste.
Lo fa un po' più grande, così potrà crescerci dentro ancora per qualche anno.
Qualche giorno fa è andata a New Dallas a comprare un po' di stoffa.
Su una manica ha trapuntato una stella nera, e sul cuore una pettorina dorata che recita

SOLDATO SEMPLICE 
CHUCK


domenica 16 giugno 2013

never belong

18 Giugno 2515
All Saints
Safeport



Solo perché non portavi addosso il browncoat quando è accaduto,
non vuol dire che tu non sia colpevole tanto quanto noi.

Perduta, sradicata, smarrita.
Non appartengo a niente e a nessuno; non so cosa fare di me stessa e la voce di Dio non mi è mai sembrata più silenziosa di così.
Sterling e Ritter sono andati; che Dio li aiuti ad essere felici.
Mi aggiro per i corridoi vuoti della All Saints, cercando di sedare il rimpianto per aver lasciato la ciurma di Black. So di aver fatto la cosa giusta: non avrei mai più potuto guardarlo negli occhi dopo quello che ha fatto ad André e a Red. Probabilmente avrei cercato di ucciderlo e sarei morta nel tentativo.
Non vedo Jack da anni. So di non avere nessun obbligo nei suoi confronti, eppure.
Wright dice di ricordarsi di quanto fossi entusiasta del piano di Horyzon.
Lo ero davvero.
Mi sembra un milione di anni fa.
Mi chiedo cosa ne penserebbe Huck, se sapesse che anche io ho due bambini morti ammazzati sulla coscienza.
Siamo pari, good man.
Myar, la Shouye, il Ranch. Memorie di altri tempi. Chissà che fine ha fatto Roona Wilson. Non ne ho mai più saputo niente. Forse non avrei dovuto accettare l'incarico della Casa. Lucifero allungato sul divano, molesto come un bambino a cui vorrei spaccare la faccia.
Non bisognerebbe mai fare del male ai bambini.

Chi nuoce ad uno di questi piccoli, è meglio per lui che si metta una pietra al collo e venga gettato nel mare.

Amen.

(E se un Soldato è addestrato anche a morire, gli altri non lo sono. 
Non lo erano neanche i nostri.)

martedì 21 maggio 2013

fede, speranza, amore

22 Maggio 2515
Madison Ranch
Tauron

Tutti vivi.

Sono tutti vivi quando Sterling e Ritter si guardano negli occhi come se fossero i primi e gli ultimi innamorati di tutta la storia di questa miserabile razza umana.
Sono tutti vivi quando Jack permette a Cuor di Panna di baciare la Puttana di Corona e sono tutti vivi quando 'cilia sgambetta fra gli ospiti come se la festa fosse tutta per lei - ed in fondo, lo è.
Sono tutti vivi quando guardo verso Wright e sua moglie e sono tutti vivi quando mi chiedo se Polly abbia quella brutta cera per colpa mia o se si sia imbattuto in qualche altro guaio.
Sono tutti vivi quando i miei piedi si staccano da terra ed Andre mi porta in giro come una bambina e sono ancora tutti vivi quando suona il pianoforte e si aprono  i regali e si ride e per un momento ci si dimentica di ieri e di domani.
Sono tutti vivi mentre i Bounders fanno i pagliacci anche quando non dovrebbero ed è bello, per un momento, guardare Joe Black e vederci solo un ragazzone troppo cresciuto che si prende cura della quattrenne più coraggiosa del 'Verse.
Sono tutti vivi mentre Huck ondeggia brillo sull'erba al fianco di Aileen, Aileen la bella, Aileen la fortunata.

Oggi sono tutti vivi ed oggi vivere non sembra così doloroso, ma oggi è già l'alba e mentre metto via questo vestito color lavanda e cerco la mia pistola, oggi mi ricordo che siamo tutti vivi, ma un domani saremo tutti morti e questa allegria spensierata e piena di pace per la quale vale la pena di vivere, domani sarà già andata via.

mercoledì 5 settembre 2012

"oh, when the moon turns red in blood!"

5 Settembre 2514
Almost Home
Greenfield


Siamo seppelliti nel cuore della terra, perché quelli come noi appartengono ai luoghi senza luce.
All'improvviso ho in mano il coltello di John e la lama non mi riflette perché è sporca di sangue, lo stesso sangue che sta allagando la stanza, il mondo, l'universo, insieme all'odore dolciastro della carne bruciata.
(Perdonami Padre perché ho peccato)
L'orbita vuota, l'occhio divelto, le carni slabbrate delle ferite sono simboli blasfemi come una bestemmia.
Le nostre dita tremanti non sono sufficienti a redimerci. Siamo colpevoli, siamo delle bestie, dei mostri da sterminare per il bene dell'umanità.
Il soldato soffre ma non cede, come un martire d'altri tempi, e quello che leggo dentro gli occhi di Jack mi ripugna e mi nausea, e mi nausea e mi ripugna la cieca obbedienza mia e di John, pronti a seguirla laddove è proibito andare. Tenetelo fermo, dice, e noi lo teniamo immobile mentre la punta del coltello si insinua dentro di lui.
(Perdonami)
Il sangue ha un odore dolciastro, metallico.
Nessuna guerra può essere vinta in maniera pulita, ma se questo è il prezzo da pagare per la vendetta, per la giustizia, se questo è il prezzo da pagare per poter aggiustare il mondo, allora c'è qualcosa di sbagliato, di inumanamente sbagliato, di imperdonabilmente, imperdonabilmente
(Padre)
sbagliato.
Adam, Vickon, Preston, Jack, Clemence, Kirill.
Neanche un milione di nomi, di lapidi, di tombe potrebbe giustificare una violenza del genere.
Chiudo gli occhi e cerco di ricordare il sorriso di Preston, coi bei denti bianchi che spiccano contro la pelle scottata dal sole. Cerco di immaginarlo pochi mesi dopo, col corpo tagliato a pezzi dalle lamiere roventi e contorte dell'astronave sulla quale è precipitato; fugacemente, penso ad Abel e mi chiedo dove sia, e se in fondo non abbia fatto la scelta giusta, scegliendo di dimenticare, dimenticare tutto.
(perché ho peccato)
Sono stata la prima a dare l'inizio alle torture. Non c'era nessun bisogno di spegnergli una sigaretta sulla faccia. È stato un gesto vile, viscido, disonesto. Un uomo ammanettato, indifeso, in balia degli eventi.
Non provo pietà per la sua sorte, perché ogni soldato accetta il proprio destino quando decide di arruolarsi.
Ho pietà della mia anima e di quella di Jack, e di John, e di Eir e di Red e di tutti gli altri poveri pazzi che abbiamo incontrato sul nostro cammino.
(ho molto peccato Padre)
Ho voglia di vomitare e di dormire e di svegliarmi fra un milione di anni, a casa.
(Le mani di Jack.)

giovedì 5 luglio 2012

5 Luglio 2514
Lucky Nessie
Richleaf

Sono bloccata a Maracay, una città caotica che non conosco e che non mi piace, e che come dice Ilias assomiglia troppo ad una versione cheap e più sporca di Capital City.
John verrà operato domani e l'occhio sta cominciando a gonfiarsi.
Non riesco a smettere di chiedermi se non avessi potuto fare di meglio, se non avessi potuto aiutarlo come ho aiutato Roona, quella mattina nel capannone.
Avrei potuto ma non l'ho fatto, perché da quando quelli del Ranch hanno cominciato a darmi della strega e a guardarmi storto, non ho mai smesso di vergognarmi per quello che ho accettato di farmi fare.
Continuo a pensare che se lo sapessero i miei genitori, mi guarderebbero con quella loro aria piena di delusione che fa più male di qualsiasi pugno.
Io credo in Dio e rispetto l'umanità che ci ha donato; ma c'è una guerra da vincere, e se gli upgrade genetici possono aiutarmi ad andare fino in fondo, allora sono disposta a farmi sostituire tutta quanta, pezzo per pezzo.
In fondo ho sempre sospettato che mi aspettasse l'inferno, e allora tanto vale andarci con pezzi di cervello modificati in modo da ritardare il più possibile la mia discesa fra le sacre fiamme, e amen.
Vorrei essere al capezzale di Eir.
Conosco John appena, ma sono al suo fianco perché così mi ha detto Jack e perché così è giusto che sia; in fondo questo è il nocciolo di ogni guerra: essere in un posto contro la propria volontà, perché è giusto così.
Ilias mi ha detto che Cuor di Panna è stata colpita al rene; quando me l'ha detto mi sono sentita come se un ago arroventato mi trapassasse da parte a parte, come se il suo corpo fosse il mio e non ci sia neppure un velo a separarci l'una dall'altra.
Mi chiedo cosa stia facendo Jack sulla Almost Home, come abbia intenzione di riprendersi la sua nave (perché sa Iddio se non se la riprenderà).
Mi chiedo cosa stiano facendo tutti, e soprattutto mi chiedo cosa stia facendo io, imbarcata in una guerra senza speranza e senza vittorie, ma con un mucchio di morti seminati alle nostre spalle.

sabato 26 maggio 2012

26 Maggio 2514
Almost Home
Greenfield


Ho passato quasi due settimane a Capital City.
Mi sono sentita chiamare terrorista, scarafaggio, perdente.
Ci odiano senza nessun motivo.

(Preston diceva sempre che se qualcuno ti odia senza nessun motivo, allora devi dare al bastardo un buon motivo.)

Trovare un passaggio fino a Safeport non è stato facile, neanche avendo i soldi per pagare: non sono molte le compagnie commerciali disposte ad avventurarsi fino nell'Outer-Rim, ma alla fine sono riuscita a trovare qualcuno disposto ad avermi come passeggera.

Impazzirei, se dovessi vivere nella vita di plastica di Capital City per tutta la vita.
Dove tutto è artificiale: l'acqua, le piante, il cibo, la gente.
Soprattutto la gente, gente che non è mai andata più in là di Horyzon e che però odia in maniera indiscriminata e totale noi dell'Outer-Rim.
Perché ci odino, perché abbiano voluto farci del male.. per me resta un mistero.

Su Safeport ho incontrato Ritter.
Ho battezzato i wc dell'Hyperion vomitandoci dentro talmente tante volte da aver perso il conto.
Forse farsi impiantare quella cosa non è stata una buona idea.
Quando mi avevano detto che avrei subito una leggera e passeggera sensazione di malessere non credevo che intendessero questo.
È come se qualcuno mi avesse rimescolato il sangue e le viscere senza anestesia.
Adesso seo quali sono gli effetti di questo simpatico upgrade genetico: sento l'aria che si sposta attorno a me, quando mi concentro. Ma non ho mai provato a concentrarmi per più di una frazione di secondo: ho come l'impressione che mi debba esplodere il cervello.
Spero che Eleazar tenga la bocca chiusa. Non voglio che né Eir, né Jack lo sappiano.

..Ritter dovrà tenere la bocca chiusa su un sacco di cose, ora che ci penso.

Quando penso a lui ed Eir insieme, per sempre, sposati.. mi si chiude lo stomaco.
Chiudo gli occhi e non ho difficoltà ad immaginarli felici&contenti da qualche parte, forse su Greenfield.
Non ho difficoltà ad immaginare Cuor di Panna molto lontano da me e da Jack e da tutto questo sangue e questa morte e questi pericoli.
Non penso che Eir sia intenzionata a lasciarci, per il momento.
Ma cosa succederebbe, di me e di Jack e della Almost Home, se un giorno Eir realizzasse che Eleazar è molto più importante della nostra Causa, e che essere felici, anche solo per un secondo, è più importante di qualsiasi vittoria?
Questo è un mestiere per gente che non ha nulla, nulla da perdere, e al momento Sterling ha un mucchio di cose più dolci a cui pensare.
Nessuno penserebbe davvero a fare la guerra, se fosse felice.

Ho ripagato la mia promessa a Roona: quando ci incontrammo, molto tempo fa, non ero nient'altro che una stracciona malnutrita, senza un soldo in tasca per mangiare.
Mi regalò una mela e mi disse che avrei potuto ripagare il mio debito facendo qualcosa per qualcuno che ne aveva davvero bisogno.
Siamo pari, Wilson.

- La scrittura si interrompe e viene ripresa con una penna diversa. La calligrafia è tremula. -


Hanno sparato a Quinn. Devo trovare Eir ed assicurarmi che stia bene e che non fosse con lei, questa volta.

lunedì 7 maggio 2012

7 Maggio 2514
Almost Home
Greenfield


Così è la vita.
Non riuscivo a levarmi di testa l'immagine di Sterling bruciata viva - l'odore dolciastro di carne umana carbonizzata - a bordo della Cecilia Carter; o soffocata a bordo del pod di salvataggio, sola e perduta per sempre oltre i limiti dello spazio.
Non riuscivo a levarmi di testa l'immagine di Sterling morta, morta per sempre, insieme a tutti gli altri: ai miei fratelli, a Buck, al fratello di Abel e a tutti gli altri che conoscevo e che non hanno visto la fine della guerra, o che l'hanno vista e non hanno mai smesso di continuare a cacciarsi nei guai.
Perché così è la vita.
Così è la mia vita.
Ti affezioni a qualcuno ed il giorno dopo quel qualcuno non c'è più, e invece tu ci sei, continui ad esserci, per qualche motivo misterioso, e la risposta sta solo nel grembo di Dio; e tu sei destinata a sopravvivere, a tutti i morti, destinata a seppellirli tutti.
Così è la vita.
E poi mi dicono che è viva, che Sterling ce l'ha fatta anche questa volta: e invece la trovo che arranca per terra, un grumo di fango e sangue e grida e dolore, e per me è come se fosse di nuovo morta.
Un cecchino.
E chissà quanti altri appostati sui tetti dei palazzi, chissà quanti altri pronti a farci la festa.
Ma come potremo mai, noi quattro stronzi, cambiare le sorti dell'Universo.

giovedì 3 maggio 2012

4 Maggio 2514
Spazio profondo
Pod di salvataggio della Cecilia Carter

- Registrazione audiovisiva non criptata.
Canonica inquadratura della protagonista. -

Trentasei ore dall'esplosione della Cecilia Carter.
Tempo di sopravvivenza previsto: quarantotto ore.
Cibo liofilizzato e liquidi sufficienti per altre settantadue, grazie alla razionamento.
Ma ho avuto un attacco di panico ed ho consumato più ossigeno di quello che avrei dovuto.
L'aria è pesante, e questa volta non sono io ad immaginarmelo.
Per il resto, niente di nuovo da segn..

- Suona un BIP particolarmente forte. Eivor distoglie lo sguardo dal monitor del cortexpad, offrendo il profilo. Sgrana gli occhi e sbianca. Resta in silenzio per un lunghissimo momento, dimenticandosi la registrazione accesa. Il polso viene abbassato e si inquadra un angolo qualsiasi del pod. Dopo qualche momento, suona un secondo BIP. Poi un terzo. - 

Dio. Mio Dio, mio Dio.
Mi hanno trovata.

- Il pod, dimenticato acceso, si oscura quando torna a nascondersi sotto la manica della tuta. Prosegue in formato audio: all'inizio, soltanto il silenzio interrotto dal codice della nave in avvicinamento. Poi il rumore metallico del pod che viene inghiottito dentro l'astronave salvatrice, la voce tremante di Eivor che si identifica mentre abbandona il guscio vuoto in cui ha abitato nelle ultime ore.
Chiede informazione sugli altri membri dell'equipaggio della Cecilia Carter. A quanto pare è una delle ultime ad essere stata recuperata. -

Cosa significa che Sterling manca all'appello?

mercoledì 2 maggio 2012

3 Maggio 2514
Spazio profondo
Pod di salvataggio della Cecilia Carter


- Una seconda registrazione audiovisiva, ancora una volta non criptata.
Inquadrata la faccia di Eivor. Quasi priva di espressione. -



Sono passate ventinove ore dall’esplosione della Cecilia Carter.
Quindici dall’ultima registrazione.

Continuo a fluttuare nello spazio, immersa in uno strano connubio di luci al neon e buio illimitato.

Il segnale SOS del mio pod sembra funzionare alla perfezione.
Ma non vedo nessuna nave all’orizzonte.
Neppure quella dei Greyskins, se è per questo.

- Segue un minuto di silenzio. Eivor guarda lo schermo, assente. -

A volte ho l’impressione di fare fatica a respirare.
So che è soltanto autosuggestione: il pod è perfettamente in grado di mantenermi in vita per diversi giorni; ma l’aria è pesante e le pareti sempre più strette.

Cinque ore fa o giù di lì mi sono ricordata di avere ancora con me la mia pistola.
Quella che mi ha regalato Jack quando mi ha preso a bordo dell’Almost Home.
Il giorno in cui ho conosciuto James ed Eir.

Tanto tempo fa.

Soffocare è un brutto modo per morire.
Morire di fame sarebbe meno atroce: ma ho più cibo che ossigeno, senza ombra di dubbio.
La fame ti morde lo stomaco; le viscere ti si rivoltano contro, ma a lungo andare tendi a scivolare in uno stato di torpore e ti spegni lentamente, addormentandoti.

Soffocare è come annegare.
Veloce, ma non abbastanza.
Ti accorgi, sospiro dopo sospiro, di avvicinarti ad un punto in cui i tuoi polmoni cominceranno a dilatarsi invano, cercando di aggrapparsi disperatamente alle ultime molecole utili dentro questa gabbia di metallo destinata a perdersi nei recessi più profondi di..

- Singhiozza. Il monitor viene allontanato. Si inquadra un angolo del pod di salvataggio. La faccia di Eivor torna ad occupare lo schermo dopo qualche minuto. -

..questo non è neppure lo spazio.
È un liquido scuro e primigenio, da dove tutto ha origine e dove ogni cosa si nasconde.

Non vedo nessun Dio.


- Eivor si strappa dal collo un rosario. Lo lancia via. -

È buffo: ho irriso Evah Adams, pochi giorni fa (e sembrano millenni), per aver scelto di vivere in quell’assurda scatola di metallo che è Hall Point; in questo momento non posso immaginare nulla di più bello del Roadhouse, o di più buono degli spiedini di gomma che ho mangiato con Quinn, al chiosco fuori dallo spazioporto.

Sto razionando il cibo.
Non ha alcun senso, naturalmente.
Ma penso che sia lo spirito di sopravvivenza che è innato in ciascuno di noi: ed è quella parte di me che si rifiuta categoricamente di accettare l’idea di morire in questo modo idiota.

Ho sempre messo in conto di poter crepare giovane.
L’ho messo in conto durante la guerra e l’ho messo in conto di nuovo quando ho accettato di restare a bordo della Almost Home, anche dopo che Cole mi disse dei Dust Devils.

Ma mi immaginavo a crepare in maniera diversa.
Immaginavo che la mia morte avrebbe avuto un senso maggiore.
Invece forse nessuna morte ha davvero senso.

Continuo a chiedermi se un pilota migliore avrebbe potuto fare di meglio.
So che la risposta è sì.
Se solo quel laser non avesse stroncato i sistemi di sostentamento..

Mi chiedo che senso abbia questa registrazione.
Immagino che sentire il suono della propria voce, in questo silenzio assurdo e schiacciante, interrotto solo dal vago ronzio del pod.. sia un modo come un altro per non impazzire.

.. Tremila Greyskins.
Non posso crederci.

Non riesco a pensare a niente.

- La comunicazione si interrompe bruscamente. -
2 Maggio 2514
Pod di salvataggio della Cecila Carter
Spazio profondo


- Registrazione audiovisiva non criptata.
Inquadratura di Eivor che parla direttamente allo schermo. -


Mi chiamo Eivor Edwards, IdN PRS 1711 2491 44121, di Bullfinch, Polaris, Outer-Rim.
Ultimo pilota della Cecilia Carter, classe firefly, capitano Eir Sterling.

Se stai guardando questo filmato, significa che sono morta o in condizioni critiche.
Nel primo caso, ti prego di riportare ciò che resta di me a James e Mary Edwards, presso il New Hope Ranch del mio pianeta.
Se sono in condizioni critiche ed irreversibili, ti prego di spararmi un colpo in testa.

È il due Maggio del Duemilacinquecentoquattordici e sono passate quattordici ore dall'esplosione della Cecilia Carter.
Ci troviamo in una zona di spazio che, al giorno d'oggi, risulta sostanzialmente inesplorata; ci sono altri pod di salvataggio oltre al mio; altre persone da salvare o da seppellire.
I loro nomi sono Jack Rooster, Cole Scott, Eir Sterling, Quinn..

- Eivor esita, cercando di pronunciare il nome per intero e correttamente -


..Quinniperseilys Thomson ed il dottor Eleazar Ritter.

Ho avuto la fortuna e la sfortuna di imbarcarmi da sola: questo significa che respiro due volte meno del previsto e che impiegherò il doppio del tempo per consumare le scorte di cibo e le riserve di ossigeno.
Ma mi rendo conto di trovarmi al di fuori di qualsiasi rotta e non ho alcuna speranza di essere salvata.

Per quello che ne so, potrebbero essere passati secoli interi: e forse tu, tu che mi stai ascoltando ora, non stai che vedendo il ricordo di una donna morta da molto tempo, allo stesso modo in cui si vedono brillare stelle morte da millenni.

- L'immagine trema per qualche secondo, come se il polso cui è allacciato il piccolo computer fosse rabbrividito. - 

Siamo stati attaccati. Noi li chiamiamo Greyskins.
Non sappiamo nulla di loro, se non che sono delle creature che vivono nello spazio profondo, armati di astronavi molto potenti e.. ostili.

La Cecilia Carter non ha.. retto lo scontro.
Io.. avrei dovuto riportarli indietro, e non ci sono riuscita.

Probabilmente crepare soffocata nei più remoti angoli dello spazio è quello che mi merito.

Chiunque tu sia, allontanati da questa zona il prima possibile e porta la notizia fino al centro dell'impero.
I GREYSKINS NON SONO UNA LEGGENDA.
CI SONO COSE NEGLI ANGOLI PIU' REMOTI DELLO SPAZIO.
COSE CHE POSSONO DISTRUGGERCI TUTTI.

L'Alleanza, tutti, devono saperlo.
Chiunque solchi i cieli del 'Verse deve essere avvertito del pericolo.

Non c'è altro da dire.

Chiudo,

Edwards.

- Il video si interrompe per qualche secondo, per poi essere riacceso.
Di nuovo l'immagine di Eivor. -


Mi è venuto in mente che potrei essere ritrovata, troppo tardi, ma da qualcuno della Almost Home più fortunato.
Jack, Cole.. ce la farete, un giorno, a vincere questa guerra.
E Sterling.. non è stata colpa tua.
Bisognava tentare.

Ricordatelo: BISOGNAVA TENTARE.

Chiudo,

Edwards.

- Comunicazione interrotta. -

giovedì 26 gennaio 2012

26 Gennaio 2514
Spazio
Almost Home


( scritto nella solita moleskine )


La Almost Home diventa giorno dopo giorno più familiare.
Continua a sembrare strano non vedere più Jack in giro; Scott si rifiuta di dire dove sia finita esattamente, ma per lo meno mi sembra di capire che stia bene. E tutto sommato non essere morti è pur sempre un gran vantaggio.
Da quando mi sono state consegnate le chiavi di accesso, ho l'impressione di essere meno spaesata: è bello sapere quale sarà la prossima rotta e smettere di essere semplicemente sballottata da un capo all'altro del 'Verse senza sapere il perché.
Pilotare è entusiasmante, benché per il momento tutti i viaggi, ad eccezione di uno, si siano rivelati incredibilmente tranquilli.
Gli stessi che avrei potuto fare se mi avessero assunta in una qualunque compagnia di trasporto.
Cuor di panna Sterling è una tipa a posto; lo è anche Blackbourne, il medico di bordo.
Sembrano tutte persone per bene, schiette, sincere.
Troppo.
Mi chiedo come si comporteranno quando torneranno i giorni in cui ci si dovrà sporcare le mani di sangue e fango.