9 Novembre 2515
Greenfield
Black Oak Ranch
Quando i soldati della Confederazione di Polaris fanno irruzione dentro il Black Oak Ranch, c'è anche Eivor.
Il salone, la cucina, i corridoi: li guarda attraverso il vetro del mirino di precisione del suo fucile - tutto l'universo ridotto ad un tondino di vetro che rende le cose più chiare, più definite, in un certo senso più reali di quanto non siano ad occhio nudo.
Abbassa il fucile, e la profondità della sua visuale torna ad essere quella di sempre, ed anche il Black Oak torna ad essere quello di sempre, benché contaminato dai segni di una fuga improvvisa, ancora calda - come increspature lievi sulle acque altrimenti placide di un piccolo stagno.
Il Black Oak Ranch sarà per sempre Cole Scott arrampicato su una staccionata che le chiede se è interessata a lavorare per una compagnia di trasporto che bazzica dalle parti di Safeport.
Il Black Oak Ranch sarà sempre Buck Blackbourne ed i barattoli di marmellata, lo sguardo paterno e paternalistico.
Il Black Oak Ranch è il sorriso di Roona Wilson che le regala una mela quando ha fame. Il Black Oak Ranch è Eir, Eleazar, Quinn. Il Black Oak Ranch è Jack e tutto il tempo passato al suo fianco.
Il Black Oak Ranch è come un cimitero: ogni angolo è una lapide a cose e persone che non sono più.
Si accende una sigaretta e in silenzio prega Dio per le anime delle persone perdute, e anche per l'anima sua.
Visualizzazione post con etichetta Cole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cole. Mostra tutti i post
domenica 10 novembre 2013
mercoledì 2 maggio 2012
3 Maggio 2514
Spazio profondo
Pod di salvataggio della Cecilia Carter
- Una seconda registrazione audiovisiva, ancora una volta non criptata.
Inquadrata la faccia di Eivor. Quasi priva di espressione. -
- Segue un minuto di silenzio. Eivor guarda lo schermo, assente. -
- Singhiozza. Il monitor viene allontanato. Si inquadra un angolo del pod di salvataggio. La faccia di Eivor torna ad occupare lo schermo dopo qualche minuto. -
Spazio profondo
Pod di salvataggio della Cecilia Carter
- Una seconda registrazione audiovisiva, ancora una volta non criptata.
Inquadrata la faccia di Eivor. Quasi priva di espressione. -
Sono passate ventinove ore dall’esplosione della Cecilia
Carter.
Quindici dall’ultima registrazione.
Continuo a fluttuare nello spazio, immersa in uno strano
connubio di luci al neon e buio illimitato.
Il segnale SOS del mio pod sembra funzionare alla
perfezione.
Ma non vedo nessuna nave all’orizzonte.
Neppure quella dei Greyskins, se è per questo.
A volte ho l’impressione di fare fatica a respirare.
So che è soltanto autosuggestione: il pod è perfettamente in
grado di mantenermi in vita per diversi giorni; ma l’aria è pesante e le pareti
sempre più strette.
Cinque ore fa o giù di lì mi sono ricordata di avere ancora
con me la mia pistola.
Quella che mi ha regalato Jack quando mi ha preso a bordo
dell’Almost Home.
Il giorno in cui ho conosciuto James ed Eir.
Tanto tempo fa.
Soffocare è un brutto modo per morire.
Morire di fame sarebbe meno atroce: ma ho più cibo che
ossigeno, senza ombra di dubbio.
La fame ti morde lo stomaco; le viscere ti si rivoltano
contro, ma a lungo andare tendi a scivolare in uno stato di torpore e ti spegni
lentamente, addormentandoti.
Soffocare è come annegare.
Veloce, ma non abbastanza.
Ti accorgi, sospiro dopo sospiro, di avvicinarti ad un punto
in cui i tuoi polmoni cominceranno a dilatarsi invano, cercando di aggrapparsi
disperatamente alle ultime molecole utili dentro questa gabbia di metallo
destinata a perdersi nei recessi più profondi di..
..questo non è neppure lo spazio.
È un liquido scuro e primigenio, da dove tutto ha origine e
dove ogni cosa si nasconde.
Non vedo nessun Dio.
- Eivor si strappa dal collo un rosario. Lo lancia via. -
- Eivor si strappa dal collo un rosario. Lo lancia via. -
È buffo: ho irriso Evah Adams, pochi giorni fa (e sembrano
millenni), per aver scelto di vivere in quell’assurda scatola di metallo che è
Hall Point; in questo momento non posso immaginare nulla di più bello del
Roadhouse, o di più buono degli spiedini di gomma che ho mangiato con Quinn, al
chiosco fuori dallo spazioporto.
Sto razionando il cibo.
Non ha alcun senso, naturalmente.
Ma penso che sia lo spirito di sopravvivenza che è innato in
ciascuno di noi: ed è quella parte di me che si rifiuta categoricamente di
accettare l’idea di morire in questo modo idiota.
Ho sempre messo in conto di poter crepare giovane.
L’ho messo in conto durante la guerra e l’ho messo in conto
di nuovo quando ho accettato di restare a bordo della Almost Home, anche dopo
che Cole mi disse dei Dust Devils.
Ma mi immaginavo a crepare in maniera diversa.
Immaginavo che la mia morte avrebbe avuto un senso maggiore.
Invece forse nessuna morte ha davvero senso.
Continuo a chiedermi se un pilota migliore avrebbe potuto
fare di meglio.
So che la risposta è sì.
Se solo quel laser non avesse stroncato i sistemi di
sostentamento..
Mi chiedo che senso abbia questa registrazione.
Immagino che sentire il suono della propria voce, in questo
silenzio assurdo e schiacciante, interrotto solo dal vago ronzio del pod.. sia
un modo come un altro per non impazzire.
.. Tremila Greyskins.
Non posso crederci.
Non riesco a pensare a niente.
- La comunicazione si interrompe bruscamente. -
2 Maggio 2514
Pod di salvataggio della Cecila Carter
Spazio profondo
- Registrazione audiovisiva non criptata.
Inquadratura di Eivor che parla direttamente allo schermo. -
Mi chiamo Eivor Edwards, IdN PRS 1711 2491 44121, di Bullfinch, Polaris, Outer-Rim.
Ultimo pilota della Cecilia Carter, classe firefly, capitano Eir Sterling.
Se stai guardando questo filmato, significa che sono morta o in condizioni critiche.
Nel primo caso, ti prego di riportare ciò che resta di me a James e Mary Edwards, presso il New Hope Ranch del mio pianeta.
Se sono in condizioni critiche ed irreversibili, ti prego di spararmi un colpo in testa.
È il due Maggio del Duemilacinquecentoquattordici e sono passate quattordici ore dall'esplosione della Cecilia Carter.
Ci troviamo in una zona di spazio che, al giorno d'oggi, risulta sostanzialmente inesplorata; ci sono altri pod di salvataggio oltre al mio; altre persone da salvare o da seppellire.
I loro nomi sono Jack Rooster, Cole Scott, Eir Sterling, Quinn..
- Eivor esita, cercando di pronunciare il nome per intero e correttamente -
..Quinniperseilys Thomson ed il dottor Eleazar Ritter.
Ho avuto la fortuna e la sfortuna di imbarcarmi da sola: questo significa che respiro due volte meno del previsto e che impiegherò il doppio del tempo per consumare le scorte di cibo e le riserve di ossigeno.
Ma mi rendo conto di trovarmi al di fuori di qualsiasi rotta e non ho alcuna speranza di essere salvata.
Per quello che ne so, potrebbero essere passati secoli interi: e forse tu, tu che mi stai ascoltando ora, non stai che vedendo il ricordo di una donna morta da molto tempo, allo stesso modo in cui si vedono brillare stelle morte da millenni.
- L'immagine trema per qualche secondo, come se il polso cui è allacciato il piccolo computer fosse rabbrividito. -
Siamo stati attaccati. Noi li chiamiamo Greyskins.
Non sappiamo nulla di loro, se non che sono delle creature che vivono nello spazio profondo, armati di astronavi molto potenti e.. ostili.
La Cecilia Carter non ha.. retto lo scontro.
Io.. avrei dovuto riportarli indietro, e non ci sono riuscita.
Probabilmente crepare soffocata nei più remoti angoli dello spazio è quello che mi merito.
Chiunque tu sia, allontanati da questa zona il prima possibile e porta la notizia fino al centro dell'impero.
I GREYSKINS NON SONO UNA LEGGENDA.
CI SONO COSE NEGLI ANGOLI PIU' REMOTI DELLO SPAZIO.
COSE CHE POSSONO DISTRUGGERCI TUTTI.
L'Alleanza, tutti, devono saperlo.
Chiunque solchi i cieli del 'Verse deve essere avvertito del pericolo.
Non c'è altro da dire.
Chiudo,
Edwards.
- Il video si interrompe per qualche secondo, per poi essere riacceso.
Di nuovo l'immagine di Eivor. -
Mi è venuto in mente che potrei essere ritrovata, troppo tardi, ma da qualcuno della Almost Home più fortunato.
Jack, Cole.. ce la farete, un giorno, a vincere questa guerra.
E Sterling.. non è stata colpa tua.
Bisognava tentare.
Ricordatelo: BISOGNAVA TENTARE.
Chiudo,
Edwards.
- Comunicazione interrotta. -
Pod di salvataggio della Cecila Carter
Spazio profondo
- Registrazione audiovisiva non criptata.
Inquadratura di Eivor che parla direttamente allo schermo. -
Mi chiamo Eivor Edwards, IdN PRS 1711 2491 44121, di Bullfinch, Polaris, Outer-Rim.
Ultimo pilota della Cecilia Carter, classe firefly, capitano Eir Sterling.
Se stai guardando questo filmato, significa che sono morta o in condizioni critiche.
Nel primo caso, ti prego di riportare ciò che resta di me a James e Mary Edwards, presso il New Hope Ranch del mio pianeta.
Se sono in condizioni critiche ed irreversibili, ti prego di spararmi un colpo in testa.
È il due Maggio del Duemilacinquecentoquattordici e sono passate quattordici ore dall'esplosione della Cecilia Carter.
Ci troviamo in una zona di spazio che, al giorno d'oggi, risulta sostanzialmente inesplorata; ci sono altri pod di salvataggio oltre al mio; altre persone da salvare o da seppellire.
I loro nomi sono Jack Rooster, Cole Scott, Eir Sterling, Quinn..
- Eivor esita, cercando di pronunciare il nome per intero e correttamente -
..Quinniperseilys Thomson ed il dottor Eleazar Ritter.
Ho avuto la fortuna e la sfortuna di imbarcarmi da sola: questo significa che respiro due volte meno del previsto e che impiegherò il doppio del tempo per consumare le scorte di cibo e le riserve di ossigeno.
Ma mi rendo conto di trovarmi al di fuori di qualsiasi rotta e non ho alcuna speranza di essere salvata.
Per quello che ne so, potrebbero essere passati secoli interi: e forse tu, tu che mi stai ascoltando ora, non stai che vedendo il ricordo di una donna morta da molto tempo, allo stesso modo in cui si vedono brillare stelle morte da millenni.
- L'immagine trema per qualche secondo, come se il polso cui è allacciato il piccolo computer fosse rabbrividito. -
Siamo stati attaccati. Noi li chiamiamo Greyskins.
Non sappiamo nulla di loro, se non che sono delle creature che vivono nello spazio profondo, armati di astronavi molto potenti e.. ostili.
La Cecilia Carter non ha.. retto lo scontro.
Io.. avrei dovuto riportarli indietro, e non ci sono riuscita.
Probabilmente crepare soffocata nei più remoti angoli dello spazio è quello che mi merito.
Chiunque tu sia, allontanati da questa zona il prima possibile e porta la notizia fino al centro dell'impero.
I GREYSKINS NON SONO UNA LEGGENDA.
CI SONO COSE NEGLI ANGOLI PIU' REMOTI DELLO SPAZIO.
COSE CHE POSSONO DISTRUGGERCI TUTTI.
L'Alleanza, tutti, devono saperlo.
Chiunque solchi i cieli del 'Verse deve essere avvertito del pericolo.
Non c'è altro da dire.
Chiudo,
Edwards.
- Il video si interrompe per qualche secondo, per poi essere riacceso.
Di nuovo l'immagine di Eivor. -
Mi è venuto in mente che potrei essere ritrovata, troppo tardi, ma da qualcuno della Almost Home più fortunato.
Jack, Cole.. ce la farete, un giorno, a vincere questa guerra.
E Sterling.. non è stata colpa tua.
Bisognava tentare.
Ricordatelo: BISOGNAVA TENTARE.
Chiudo,
Edwards.
- Comunicazione interrotta. -
giovedì 26 gennaio 2012
26 Gennaio 2514
Spazio
Almost Home
( scritto nella solita moleskine )
La Almost Home diventa giorno dopo giorno più familiare.
Continua a sembrare strano non vedere più Jack in giro; Scott si rifiuta di dire dove sia finita esattamente, ma per lo meno mi sembra di capire che stia bene. E tutto sommato non essere morti è pur sempre un gran vantaggio.
Da quando mi sono state consegnate le chiavi di accesso, ho l'impressione di essere meno spaesata: è bello sapere quale sarà la prossima rotta e smettere di essere semplicemente sballottata da un capo all'altro del 'Verse senza sapere il perché.
Pilotare è entusiasmante, benché per il momento tutti i viaggi, ad eccezione di uno, si siano rivelati incredibilmente tranquilli.
Gli stessi che avrei potuto fare se mi avessero assunta in una qualunque compagnia di trasporto.
Cuor di panna Sterling è una tipa a posto; lo è anche Blackbourne, il medico di bordo.
Sembrano tutte persone per bene, schiette, sincere.
Troppo.
Mi chiedo come si comporteranno quando torneranno i giorni in cui ci si dovrà sporcare le mani di sangue e fango.
Spazio
Almost Home
( scritto nella solita moleskine )
La Almost Home diventa giorno dopo giorno più familiare.
Continua a sembrare strano non vedere più Jack in giro; Scott si rifiuta di dire dove sia finita esattamente, ma per lo meno mi sembra di capire che stia bene. E tutto sommato non essere morti è pur sempre un gran vantaggio.
Da quando mi sono state consegnate le chiavi di accesso, ho l'impressione di essere meno spaesata: è bello sapere quale sarà la prossima rotta e smettere di essere semplicemente sballottata da un capo all'altro del 'Verse senza sapere il perché.
Pilotare è entusiasmante, benché per il momento tutti i viaggi, ad eccezione di uno, si siano rivelati incredibilmente tranquilli.
Gli stessi che avrei potuto fare se mi avessero assunta in una qualunque compagnia di trasporto.
Cuor di panna Sterling è una tipa a posto; lo è anche Blackbourne, il medico di bordo.
Sembrano tutte persone per bene, schiette, sincere.
Troppo.
Mi chiedo come si comporteranno quando torneranno i giorni in cui ci si dovrà sporcare le mani di sangue e fango.
Etichette:
Almost Home,
Buck,
Cole,
Eir,
Jack
Iscriviti a:
Post (Atom)