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giovedì 5 luglio 2012

5 Luglio 2514
Lucky Nessie
Richleaf

Sono bloccata a Maracay, una città caotica che non conosco e che non mi piace, e che come dice Ilias assomiglia troppo ad una versione cheap e più sporca di Capital City.
John verrà operato domani e l'occhio sta cominciando a gonfiarsi.
Non riesco a smettere di chiedermi se non avessi potuto fare di meglio, se non avessi potuto aiutarlo come ho aiutato Roona, quella mattina nel capannone.
Avrei potuto ma non l'ho fatto, perché da quando quelli del Ranch hanno cominciato a darmi della strega e a guardarmi storto, non ho mai smesso di vergognarmi per quello che ho accettato di farmi fare.
Continuo a pensare che se lo sapessero i miei genitori, mi guarderebbero con quella loro aria piena di delusione che fa più male di qualsiasi pugno.
Io credo in Dio e rispetto l'umanità che ci ha donato; ma c'è una guerra da vincere, e se gli upgrade genetici possono aiutarmi ad andare fino in fondo, allora sono disposta a farmi sostituire tutta quanta, pezzo per pezzo.
In fondo ho sempre sospettato che mi aspettasse l'inferno, e allora tanto vale andarci con pezzi di cervello modificati in modo da ritardare il più possibile la mia discesa fra le sacre fiamme, e amen.
Vorrei essere al capezzale di Eir.
Conosco John appena, ma sono al suo fianco perché così mi ha detto Jack e perché così è giusto che sia; in fondo questo è il nocciolo di ogni guerra: essere in un posto contro la propria volontà, perché è giusto così.
Ilias mi ha detto che Cuor di Panna è stata colpita al rene; quando me l'ha detto mi sono sentita come se un ago arroventato mi trapassasse da parte a parte, come se il suo corpo fosse il mio e non ci sia neppure un velo a separarci l'una dall'altra.
Mi chiedo cosa stia facendo Jack sulla Almost Home, come abbia intenzione di riprendersi la sua nave (perché sa Iddio se non se la riprenderà).
Mi chiedo cosa stiano facendo tutti, e soprattutto mi chiedo cosa stia facendo io, imbarcata in una guerra senza speranza e senza vittorie, ma con un mucchio di morti seminati alle nostre spalle.

giovedì 29 marzo 2012

29 Marzo 2514
Greenfield
Almost Home


Quando il blindato salta in aria non sento niente.
Per una frazione di secondo cerco di immaginarmi come devono essersi sentiti quando hanno capito che le lamiere incandescenti si stavano accartocciando sui loro corpi ancora vivi.
Mi chiedo se abbiano capito, se abbiano una famiglia ad aspettarli a casa.
Non sento niente.
Quando il blindato salta in aria Buck Blackbourne è ancora morto e non c'è esplosione al mondo che possa far resuscitare i morti.
I miei fratelli sono ancora morti.
Non c'è esplosione al mondo che possa far resuscitare i morti.

Non c'è esplosione al mondo che possa far resuscitare i morti.
Non c'è esplosione al mondo che possa far resuscitare i morti.


Ho brindato con la bara e gli ho detto che gli sarebbe piaciuta, quell'esplosione.


Al Black Oak ho incontrato una ex giaccablu.
Sembrava una persona normale.
Non aveva gli occhi dell'assassino.
Ma è stato a Serenity Valley e per quel che ne so poteva essere suo il proiettile che ha scartavetrato via il cranio di Kirill.
Mi ha chiesto se mi credessi migliore di lui; migliore di qualsiasi altro Alleato.
Ci ho pensato e gli ho detto che non mi sentivo migliore: soltanto diversa.

Quando arrivò a casa la notizia della morte dei gemelli, mio padre disse:

Nessuno vince.
C'è solo qualcuno che perde più lentamente.

giovedì 26 gennaio 2012

26 Gennaio 2514
Spazio
Almost Home


( scritto nella solita moleskine )


La Almost Home diventa giorno dopo giorno più familiare.
Continua a sembrare strano non vedere più Jack in giro; Scott si rifiuta di dire dove sia finita esattamente, ma per lo meno mi sembra di capire che stia bene. E tutto sommato non essere morti è pur sempre un gran vantaggio.
Da quando mi sono state consegnate le chiavi di accesso, ho l'impressione di essere meno spaesata: è bello sapere quale sarà la prossima rotta e smettere di essere semplicemente sballottata da un capo all'altro del 'Verse senza sapere il perché.
Pilotare è entusiasmante, benché per il momento tutti i viaggi, ad eccezione di uno, si siano rivelati incredibilmente tranquilli.
Gli stessi che avrei potuto fare se mi avessero assunta in una qualunque compagnia di trasporto.
Cuor di panna Sterling è una tipa a posto; lo è anche Blackbourne, il medico di bordo.
Sembrano tutte persone per bene, schiette, sincere.
Troppo.
Mi chiedo come si comporteranno quando torneranno i giorni in cui ci si dovrà sporcare le mani di sangue e fango.

venerdì 13 gennaio 2012


12 Gennaio 2514,
Safeport,
Almost Home

( scritto in inglese, in un'anacronistica moleskine futuristica. )

Ho vissuto per quasi otto mesi consecutivi nella Baraccata, in un tugurio fatiscente, senza illuminazione e acqua corrente.
Ho dormito un inenarrabile numero di notti avvolta in un paio di coperte lacere e sporche, pidocchiose; ho mangiato poco e male nei giorni buoni e digiunato in quelli cattivi.
Ho bevuto i peggiori liquori in circolazione, bruciandomi la gola, le budella ed il cervello.
Eppure basta dormire al caldo per una notte e riempirsi lo stomaco per un giorno per cominciare a dimenticare.
Il freddo, la fame e la solitudine perdono di vividezza minuto dopo minuto, secondo dopo secondo. Le lunghe notti insonni e i crampi allo stomaco assumono sempre più i contorni di un sogno incubo o di un delirio febbrile.
Gli esseri umani sono fatti per sopravvivere, no matter what.
Ma io non voglio dimenticare.